Villette “lager”, Marino oggi in tribunale

L’ex sindaco di Roma rintracciato e convocato dai carabinieri, è teste d’accusa contro Angelini
CHIETI. Sembrava introvabile, lo hanno cercato per quasi un anno intero non riuscendo a capire a quale indirizzo recapitargli la citazione come testimone, l’ultimo rimasto da ascoltare, del processo a carico di Vincenzo Angelini sulle cosiddette “villette lager”. L’ultimo irrintracciabile teste è l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino che oggi alle 13 dovrebbe finalmente presentarsi a Chieti.
Sino a ieri in tribunale non erano arrivate notizie o giustificazioni di sorta, ma non è detto che non sorgano impedimenti dell’ultimo minuto. Da senatore, il 25 luglio del 2009, Marino guidò una ispezione parlamentare nelle strutture della ex Villa Pini, i cui risultati trasmessi in procura diedero il via al processo contro l’ex re della sanità privata Angelini che questa volta deve rispondere dei reati di abbandono di incapace, di aver tenuto aperte strutture non autorizzate e di truffa. Per mesi si è cercato di convocare Marino. Nonostante lo si vedesse persino in apparizioni televisive, non si riusciva a rintracciarne il domicilio. La difesa vi aveva anche rinunciato, ma non l’accusa. La citazione era stata inviata al Senato, dove come tutti gli ex senatori, Marino ha ancora un ufficio di rappresentanza, nonostante si sia dimesso dalla carica nel 2013, e anche interpellando l’Ordine dei medici, di cui Marino fa parte (che però per motivi di privacy non fu molto utile). Alla fine il tribunale ha ordinato la notifica attraverso i carabinieri di Roma e così si è riusciti a rintracciarlo di persona. Angelini è imputato insieme alla figlia Chiara e alla moglie Anna Maria Sollecito (tutti difesi da Gianluigi Tucci) per fatti risalenti dal 2005 al 2009. Secondo l’accusa i pazienti non venivano curati in modo adeguato, di qui l’accusa di abbandono d’incapace, e inoltre venivano fatti passare per pazienti psichiatrici, la cui assistenza ha costi molto alti, persone che non lo erano, con un indebito arricchimento di 24 milioni. Quella ispezione, inoltre, innescò l’iter che portò alla chiusura di alcune strutture di riabilitazione psichiatrica (l’ex Paolucci, l’ex Cantatore, le Villette e il Padiglione), decretata dall’allora sindaco Francesco Ricci, con grave disagio per pazienti e familiari. Degli stessi reati deve rispondere anche Giovanni Pardi (difeso da Emanuele Di Pietro), coordinatore delle strutture psicoriabilitative di Villa Pini. Di omesso controllo, invece, sono accusati Vincenzo Recchione (assistito da Domenico Budini), responsabile del Dipartimento assistenza ospedaliera della Asl teatina e Claudio Cignarale (difeso dall’avvocato Roberto Di Loreto), psichiatra del Centro di salute mentale, delegato dalla Asl all’attività di vigilanza e controllo delle strutture residenziali psichiatriche di Villa Pini. L’Azienda sanitaria locale, assistita dall’avvocato Cristiano Sicari, figura invece nel processo come parte civile. (a.i.)

