Vince la causa, ma deve pagare le spese

11 Febbraio 2015

Provveditorato soccombe per due volte, ma in appello vengono compensati i costi del processo

LANCIANO. Una collaboratrice scolastica vince la causa in tribunale ottenendo la decadenza dall’incarico di un dipendente assunto malgrado fosse sprovvisto dei titoli necessari. Ma il Provveditorato agli studi di Chieti, al quale la donna si era rivolta prima di adire le vie legali, le chiede il risarcimento delle spese processuali.

Ha dell’incredibile la vicenda capitata a una collaboratrice scolastica di Lanciano, M.A., che era impiegata come assistente tecnico di laboratorio (con la licenza di scuola media e un diploma di qualifica per cui i collaboratori scolastici possono avere contratti annuali per questo tipo di incarichi, in base a una graduatoria) in un istituto superiore di Vasto. Questo fino all’anno scolastico 2011-2012 quando il Provveditorato annulla i trasferimenti decisi dal Ministero.

Nelle nuove nomine la lavoratrice M.A. non viene riassegnata a Vasto. A precederla in graduatoria e a prendere il suo posto è un collega di Casalbordino, che però non ha i titoli necessari per ricoprire l’incarico.

L’uomo, infatti, prima di conseguire la licenza media ha frequentato un corso di addestramento professionale, che non equivale, però, a un diploma di qualifica come richiede specificamente la legge come presupposto per essere assunti.

La lavoratrice segnala l’anomalia al Provveditorato agli studi, che archivia la cosa non rilevando profili di illegittimità.

La donna decide allora di andare fino in fondo e intenta causa all’amministrazione pubblica. In primo grado, nel luglio 2013, il giudice del lavoro del tribunale di Lanciano, Paola De Nisco, dà ragione a M.A.: stabilisce la decadenza dalla nomina del primo in graduatoria e condanna il Provveditorato al pagamento delle spese processuali. A questo punto è il dipendente di Casalbordino a fare ricorso in appello.

Nel dicembre scorso la Corte d’appello conferma la sentenza di primo grado, ma compensa le spese di entrambi i giudizi. Per quelle di primo grado, che aveva già pagato, il Provveditorato decide di chiederne la restituzione a colei che aveva vinto per ben due volte la causa.

«In virtù del principio di autotutela il Provveditorato agli studi avrebbe dovuto rimuovere il dipendente sprovvisto dei titoli senza bisogno di arrivare a una causa legale, per altro fondata», sostiene il difensore della lavoratrice, l’avvocato Francesco Orecchioni, «invece, alla denuncia coraggiosa della mia assistita si risponde con la beffa: la restituzione delle spese processuali, che ammontano a circa 5mila euro. Scelta legittima da un punto di vista contabile ma priva di ogni buon senso».

Stefania Sorge

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