Violentata in un vicolo del centro In due finiscono sotto processo

La denuncia della vittima: «Siamo andati a cena, poi hanno abusato di me vicino a piazza Matteotti» Nei guai un teatino di 48 anni e l’amico di 46: entrambi si dicono innocenti. Prima udienza a febbraio
CHIETI. L’hanno violentata e poi lasciata lì, in un vicolo del centro storico di Chieti, a due passi da piazza Matteotti. Ora Massimo S., teatino di 48 anni, e Tommaso R. (46), originario di Napoli e residente anche lui a Chieti, sono finiti sotto processo con la più infamante delle accuse: la prima udienza, dopo il rinvio a giudizio disposto dal giudice Andrea Di Berardino, è stata fissata al prossimo 16 febbraio. La vittima, una donna di 44 anni, assistita dall’avvocato Roberto Di Loreto, si è costituita parte civile e chiede una provvisionale di 50mila euro dopo quella notte da incubo. I due imputati, difesi dagli avvocati Marco Femminella e Roberto Ferrone, respingono invece le accuse. Ad occuparsi delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Marika Ponziani, sono stati i poliziotti della seconda sezione della squadra mobile di Chieti.
L’episodio risale al 19 marzo del 2018. È stata la vittima, due giorni dopo gli abusi sessuali, a denunciare tutto in questura. «Domenica scorsa», ha raccontato davanti agli investigatori guidati dall’ispettore superiore Nicola Di Nicola, «sono andata a mangiare gli arrosticini in un locale di via Arniense insieme a un mio amico, Massimo S., che mi aveva telefonato nel tardo pomeriggio per invitarmi. Quando sono arrivata al tavolo, però, ho trovato oltre a lui anche un suo amico, nonché mio conoscente, di nome Tommaso. Usciti dal locale, abbiamo fatto due passi e ci siamo diretti verso la zona della Pietragrossa, per poi entrare in un bar, dove abbiamo bevuto della birra. Poi di nuovo, sempre a piedi, siamo tornati in piazza Matteotti e ci siamo intrattenuti al chiosco: lì abbiamo consumato un altro paio di birre. Si era fatto tardi: intorno alle 2 Massimo e l’amico si sono offerti di riaccompagnarmi a casa». Dopo pochi minuti, si è consumata la violenza. «A un certo punto», prosegue la denuncia della donna, «abbiamo imboccato una delle traversine che da via Arniense sale in via dei Sette Dolori. All’improvviso, dopo avermi preso alle spalle, Massimo si è avvicinato al mio viso come se volesse baciarmi. Io sono rimasta incredula, gli ho detto: “Cosa c… stai facendo?”. Ma lui mi ha spinta contro il muro di un’abitazione e ha cominciato a toccarmi. Poi si è avvicinato anche Tommaso». Ed entrambi, riferisce la donna, hanno abusato di lei. «Tutto è successo in modo molto violento. Avevo dolore, cercavo di spingerli via, ma mi stavano addosso e mi tenevano con forza a ridosso del muro. Ho cominciato a piangere. “Perché mi stai facendo questo? Cosa ti ho fatto? Siamo amici”, ho detto a Massimo. Dopo un lasso di tempo che non riesco a quantificare, si sono fermati. Nel far passare quell’azione come qualcosa di normale, Massimo si è rivolto a me così: “Non è successo niente, siamo tra amici, fumati una sigaretta con me e andiamo a casa”. Alla fine si sono allontanati e mi hanno lasciata nel vicoletto». Sono stati attimi terribili: «Mentre i due mi usavano violenza, ricordo che i loro giubbotti quasi mi soffocavano. Non riuscivo a urlare, comunque non mi usciva la voce. Il giorno successivo Massimo mi ha chiamato più volte sul cellulare, ma io non gli ho risposto». All’indomani, la vittima è andata in pronto soccorso: i medici hanno riscontrato ecchimosi compatibili con una violenza sessuale e ricoverato la donna con 15 giorni di prognosi. Il resto è storia recente: il giudice ha ritenuto credibile la versione della vittima e mandato a processo i due presunti violentatori. Alla difesa il compito di smontare l’accusa.

