Visini, marciatore e tecnico col pallino delle Olimpiadi

4 Settembre 2016

I personaggi della teatinità. Brillò per bravura, tenacia e anche per generosità In azzurro 67 volte arrivò sesto a Città del Messico nella 50 chilometri

CHIETI. Vittorio Visini, personaggio della teatinità, ha partecipato a ben quattro Olimpiadi ed ha dato tantissimo all’atletica leggera e alla marcia, sua specialità, prima come atleta, vestendo per ben 67 volte la maglia azzurra, diventando così primatista italiano di presenze nella Nazionale di atletica leggera, poi come tecnico della Fidal, dal 2000 al 2012. Appartiene ad una famiglia molto nota a Chieti, anche in campo sportivo.

Lo zio, Vittorio, è stato uno dei pionieri del basket, quando si chiamava "palla a cesto" e si giocava sul campo in terra battuta, dietro la porta della Civitella; l'altro zio, Giuseppe, è stato lo storico segretario tutto fare del Chieti calcio ai tempi felici di Guido Angelini; un cugino, Giuliano, purtroppo scomparso, fu giocatore di basket e Valerio, altro cugino, oggi responsabile della Teate Servizi, è stato un buon rugbista.

E' stato il padre, Luigi a indicargli la strada quando gli disse, mentre stavano guardando in televisione l'arrivo della 50 chilometri di marcia alle Olimpiadi di Roma: «Vedi, tu devi fare quello sport, perché hai le gambe lunghe». Era il 1960, Vittorio aveva 15 anni, e non poteva immaginare che il padre gli stava preconizzando un avvenire che lo avrebbe portato a diventare uno dei più grandi e longevi specialisti italiani della marcia.

Tutto accadde nel 1962: Vittorio avrebbe dovuto partecipare ad una gara di corsa, ma giunse tardi, così si iscrisse ad una gara successiva, appunto di marcia. Ottenne un buon risultato e guadagnò soprattutto la convinzione che la marcia fosse il suo sport. Nel 1966 ci fu la svolta che cambiò la sua vita. Il capitano dei carabinieri Mario Giansante, comandante del Centro sportivo, venne fino a Chieti per parlare con papà Luigi e con Vittorio, da poco maggiorenne, per chiedergli di diventare carabiniere nel Centro sportivo dell’Arma. Giansante era un abruzzese e fece pesare anche il fatto di essere un corregionale per convincere Vittorio a firmare per la Benemerita. Trasferitosi a Bologna, sede della sezione Atletica leggera del Centro sportivo dei carabinieri, ebbe come guida e maestro una vera leggenda della marcia: Giuseppe Dordoni.

Si diceva della partecipazione a ben quattro Olimpiadi. La prima a Città del Messico nel 1968: nella 50 chilometri si classificò sesto e fu il miglior risultato, dopo Gentile che conquistò la medaglia di bronzo, raggiunto dai componenti la squadra di atletica leggera.

Merita attenzione a questo punto il rapporto di amicizia e rivalità avuto con un altro grande marciatore, Abdon Pamich. C'è un episodio riportato dalla rivista “Il Carabiniere” riguardante una gara valevole per il campionato italiano di marcia sui 50 chilometri che si svolse ad Asiago. Pamich, in crisi, fu costretto a fermarsi. Visini, che gli era dietro, invece di approfittare della situazione si fermò accanto a Pamich per rincuorarlo e spingerlo a finire la gara.

Pamich vinse, alla fine, ma per tutti il vincitore morale della gara fu Visini. Nell'occasione la rivista mise in salto «come l'Arma non formi solo grandi atleti ma, soprattutto, uomini leali, generosi e sicuri di sé».

Visini vide anche da vicino il dramma della squadra israeliana alle Olimpiadi di Monaco, esperienza terribile che trasformò in un incubo quella che doveva essere l'Olimpiade della Pace e che invece segnò un grande sconfitta per lo sport intero. Nelle due gare olimpiche Visini conquistò un 8° posto nella 20 km e un 7° nella 50 km.

Tra i ricordi più belli di Vittorio la conquista del titolo di campione mondiale militare nel 1970 nella 20 km, quando regalò la medaglia a un commosso e riconoscente colonnello Giudici, comandante del Centro sportivo. Poi ci fu la partecipazione ad altre due Olimpiadi a Città del Messico e a Mosca, vissute con un rimpianto legato alla eliminazione dal programma della 50 km, che lo costrinse a ripiegare sulla 20 km che non era la sua gara preferita. Perse così le speranze fondate, di ottenere il podio olimpico. Resta una carriera luminosa, continuata poi come responsabile della marcia nel Centro sportivo, dove ha ancora ottenuto successi come allenatore di grandi atleti. Una ultima annotazione, che viene dal cugino Valerio: «Vittorio è un grandissimo tifoso del Chieti calcio e dei colori neroverdi».