Vive nell’ex caserma da otto giorni «Cerco casa e lavoro»

LANCIANO. Ha attrezzato il cucinino con un fornello e la stanza più grande, con materassi e reti, è stata adibita a zona notte. Va avanti da otto giorni l’occupazione di Alfredo Rosato. Nell’ex...
LANCIANO. Ha attrezzato il cucinino con un fornello e la stanza più grande, con materassi e reti, è stata adibita a zona notte. Va avanti da otto giorni l’occupazione di Alfredo Rosato. Nell’ex caserma dei vigili del fuoco di via Galvani ormai si è stabilita tutta la famiglia - oltre a lui, ci sono la moglie Pina e le due figlie - dopo lo sfratto dall’abitazione dove vivevano. Da lì Alfredo ha portato via qualche mobile, il frigorifero, lo stendino per i panni. La lavatrice è nell’ingresso, quella no, non si può utilizzare. L’acqua c’è nell’edificio, ma basta per lavarsi e cucinare. Per le ragazze ha attrezzato una postazione con televisore e computer, perché possano distrarsi un po’. A mezzogiorno il sugo semplice, fatto solo con il pomodoro, è sul fornello.
Rosato apre il portone, seguito come un’ombra dal cagnolino di famiglia. La moglie Pina è tornata a lavorare, una delle ragazze è andata al mare con le amiche. La più piccola dorme ancora. Sembrerebbe una famiglia come tante se non fosse che la loro “casa” è una caserma dei pompieri ormai in disuso. Un posto che Alfredo conosceva bene perché qui, con la divisa dei vigili del fuoco, aveva fatto il militare.
Dopo più di un quarto di secolo, quello stesso edificio è diventato la “soluzione” temporanea a un grave momento di difficoltà che questa famiglia lancianese - di certo non la sola - attraversa. Da un lato lo sfratto che incombe, dall’altro un iter burocratico e graduatorie sempre più lunghe che allontanano il sogno di una casa popolare.
Di aiuti la famiglia Rosato ne ha avuti, dal Comune e dalla Caritas diocesana ad esempio, eppure non è bastato ad evitare questo epilogo. «Se avessi avuto la possibilità avrei pagato l’affitto di casa mia», dice Rosato, disoccupato dal 2008, «anche nelle agenzie dove il Comune ci ha indirizzato, purtroppo, chiedono garanzie che io e mia moglie al momento non possiamo dare. Non volevo arrivare a questa situazione, quello che mi serviva era solo una sistemazione temporanea per luglio e agosto. Spero di trovare presto un lavoro e di poter pagare una sistemazione dignitosa per la mia famiglia». Più che una speranza, è un appello a chi avesse da proporgli un’occupazione. «Ho iniziato a 16 anni», dice Alfredo, «e non mi spaventa il lavoro duro».
Stefania Sorge
©RIPRODUZIONE RISERVATA

