«Voglio la verità sulla morte di mamma»

Ida Sacco, 65 anni, è deceduta dopo un’operazione di routine. Il figlio Roberto: dopo sette mesi non sappiamo nulla
TREGLIO. È un dolore senza fine quello dei familiari di Ida Sacco, la 65enne deceduta nell’ottobre scorso a seguito di un intervento, definito di routine, all’ospedale di Chieti. La signora, a parte un piccolo fastidio causatole da un’aritmia cardiaca che voleva risolvere proprio con l’operazione al cuore, era in perfetta salute, ma è morta a seguito dell’intervento di ablazione cardiaca, a cui erano seguiti il ricovero urgente in rianimazione e due settimane di coma. Il caso aveva sollevato i sospetti dei familiari che hanno denunciato l’accaduto alla Procura di Chieti. Di qui l’apertura di un fascicolo da parte del pubblico ministero Giancarlo Ciani che ha proceduto con l’ipotesi di reato di omicidio colposo (due gli indagati, un medico e un anestesista in servizio all’ospedale clinicizzato di Chieti) e disposto il blocco dei funerali, il sequestro della cartella clinica e l’autopsia. Ma da ottobre i congiunti attendono di conoscere l’esito dell’esame post mortem e capire cosa sia davvero accaduto in quella sala operatoria. «Vogliamo conoscere la verità, sapere cosa è successo e perché», dice il figlio di Ida Sacco, Roberto Gargarella, «in genere per conoscere l’esito di un’autopsia ci vogliono 2-3 mesi, ma ne sono passati sette e noi viviamo ancora nell’angoscia. Dopo il dolore per la perdita improvvisa di mia madre, adesso subentra la rabbia. E al danno ricevuto si aggiunge anche la beffa». La famiglia di Ida Sacco aveva poi potuto celebrare i funerali, ma alla donna erano stati asportati cuore e polmoni affinché fossero analizzati.
«Non mi intendo di queste cose», prosegue il figlio della donna, «ma immagino che dopo tanto tempo il liquido che conserva gli organi possa anche rovinarsi. Perché non si è proceduto subito? Perché non sappiamo ancora nulla ed è tutto bloccato? Chiediamo solo giustizia e verità». Ida Sacco era in pensione ed era molto attiva nell’aiutare i figli ad accudire i nipoti. Lavorava, inoltre, in una pizzeria e in un hotel. L’operazione a cui voleva sottoporsi per risolvere la sua aritmia è considerata semi invasiva. Nessuno avrebbe potuto immaginare il drammatico esito dell’intervento. Già dal pomeriggio dello stesso giorno dell’operazione le cose hanno cominciato a precipitare. La donna, infatti, è stata trasferita in rianimazione ed è entrata in coma. Nei giorni successivi i congiunti, increduli, hanno appreso che lo stato di incoscienza sarebbe stato causato da una prolungata ipossia, ovvero assenza di ossigeno, di causa però sconosciuta. Dopo due settimane la donna è morta senza mai riprendere conoscenza tra lo sconcerto e il dolore dei suoi due figli e di tutta la famiglia.
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