«Voglio nascere qui» I negozianti contro il taglio di Ostetricia

5 Aprile 2015

Ortona, manifesti a sostegno del reparto del Bernabeo «Una città di 22mila abitanti deve avere questo servizio»

ORTONA. Il Punto nascite di Ortona pronto a chiudere? Non per i cittadini. Proseguono le iniziative per manifestare il dissenso popolare contro questa decisione che in molti definiscono «la morte di Ortona». A scendere in campo questa volta sono gli operatori commerciali, che hanno raccolto l’idea di Francesca Paolini, membro del Comitato spontaneo nato in difesa del reparto ospedaliero del “Bernabeo”. Sono davvero numerosi, infatti, i commercianti che hanno esposto sulle vetrine, all’ingresso o dentro i propri negozi, messaggi chiari rivolti a tutti quelli che potrebbero evitare la drastica decisione. “Io voglio nascere ad Ortona” è la frase che ricorre nei bar o nei locali commerciali di qualsiasi genere, per un’iniziativa che va ad aggiungersi alle tante altre intraprese a sostegno del Punto nascite e che sono arrivate a coinvolgere pure società sportive importanti per la città, come l’Impavida e la We’re Basket, le quali hanno lanciato lo slogan attraverso t-shirt e, nel caso della squadra pallavolistica, anche con particolari campagne pubblicitarie.

«Questa idea mi è venuta perché la causa per cui stiamo lottando la ritengo importante e ci tengo molto», ha commentato Francesca Paolini. L’iniziativa ha riscosso un notevole successo, tanto che passeggiando tra le vie centrali di Ortona è riscontrabile su diverse vetrine allestite. Una di queste la si può trovare in via della Libertà, nella Merceria Fantasia. «Sicuramente è una bella trovata», commenta la titolare del negozio, Roberta Tiberio, «ci auguriamo che porti i frutti sperati. In molti hanno partecipato raccogliendo la proposta lanciata ed è proprio la partecipazione la cosa che più mi sta colpendo. Comunque vada a finire questa vicenda, c'è da dire che la città ha dimostrato di essere unita e di aver voglia di lottare per difendere i propri diritti».

A qualche metro di distanza, nel bar-pasticceria La Perla, tra un caffè e l’altro si può trovare lo stesso messaggio: “Io voglio nascere ad Ortona”. Un dipendente del locale, Claudio Di Lizio, sostiene che «è stato declassato un intero ospedale e la chiusura del Punto nascite rappresenta il colpo finale. Non capisco perché con un bacino di 22mila abitanti si debba far nascere i propri figli in un’altra struttura».

Tra gli addobbi floreali, invece, Gabriella Valentiniani, titolare del negozio New Ikebana, pensa che l’iniziativa avrebbe potuto essere fatta prima: «Forse è un po’ tardi, ma tentar non nuoce» dice, «proveremo a far cambiare la decisione alle istituzioni. Se dovessero togliere il reparto maternità, per Ortona sarebbe la morte». Cambiamo genere di articoli di vendita e ci spostiamo lungo Corso Garibaldi a Papillon Calzature, locale commerciale di Giovanni Ciavarelli. Anche lui ha avuto modo di lanciare sulla sua vetrina il messaggio e ci tiene ad aggiungere che «l’ospedale di Ortona sta puntando sul percorso donna. Il taglio del Punto nascite va in controtendenza con quelli che sono i progetti del nosocomio. Questa perdita avrebbe dei risvolti d’immagine negativi per la città».

L'ultima parola a Massimiliamo Bernabeo, proprietario di Maxifesta, dove vende articoli per feste ed eventi speciali. «Qui ad Ortona ho fatto nascere i miei due figli», dice, «e gradirei che altri bambini possano avere questa fortuna». La sua speranza è uguale a quella di tanti altri ortonesi, ma è appesa ad un filo sottile, simile a quello dei palloncini che vende e con cui si lascia fotografare prima di salutarci.

Alfredo Sitti

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