Voragine sotto i negozi, al via i controlli

Incarico a due tecnici per scoprire le cause del cedimento. Un flusso d’acqua sotterraneo potrebbe aver scavato per anni
LANCIANO. «La sicurezza e la stabilità di corso Trento e Trieste, dei residenti e dei commercianti che vi operano rappresentano la nostra priorità di qui ai prossimi dieci giorni». Il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Giacinto Verna ha dirottato tutte le attenzioni dei tecnici comunali sulla voragine aperta giovedì scorso in un negozio di abbigliamento nel pieno centro cittadino.
LA VORAGINE. Lo schianto al suolo di diversi metri cubi di terrapieno, all’interno di un locale utilizzato come magazzino, è stato preceduto da un boato ed ha creato un buco largo circa sei metri e alto altrettanti. Ancora ignote le cause del cedimento, ma si presume che si sia trattato di un grave e persistente dilavamento del terreno da parte di un flusso d’acqua sotterraneo, una lenta opera di scavo che potrebbe essere iniziata mesi se non addirittura anni fa. «Contiamo di poter avere le prime risposte su quanto accaduto già dai prossimi giorni», precisa Verna, «prima di tutto per assicurare ai cittadini lancianesi che il Corso è stabile e transitabile in sicurezza e poi per evitare eccessivi disagi alle attività produttive e alla viabilità». Ed urgono risposte anche in vista delle imminenti festività cittadine, con la sfilata del corteo storico del Mastrogiurato il prossimo 2 settembre e le celebrazioni in onore della patrona, la Madonna del Ponte.
LE ISPEZIONI. Sono stati già incaricati dal Comune (ma si aspetta la nomina ufficiale) i due tecnici, un geologo e un ingegnere, che lavoreranno per accertare le cause del crollo. I due periti hanno già acquisito la documentazione necessaria e hanno avviato le prime ispezioni. Da lunedì si partirà con strumentazioni più accurate. Si esaminerà tutta la parte del Corso, portici comunali compresi, che va dall’incrocio con Salita delle Poste fino a piazza Plebiscito. Da una prima supervisione esterna (non è stato possibile recarsi nel seminterrato coinvolto dal crollo per ragioni di sicurezza) si evince che la struttura del locale poggia direttamente sul terreno e sarebbe priva di fondamenta. Un aspetto questo che concorre a rincuorare gli abitanti del palazzo adiacente, dotato invece di pali di fondazione che poggiano sul terreno. Di qui la decisione di non evacuare le abitazioni.
IL CORSO IN ORIGINE. Corso Trento e Trieste e piazza Plebiscito poggiano interamente su terreno da riporto. Strati e strati di terra sbancata costituiti da ghiaia, terreno di natura limosa e sabbia. «Secondo la visione dell’ingegnere Sargiacomo», spiega Domenico Maria Del Bello, storico e ispettore archivistico onorario, «il Corso non doveva ospitare costruzioni. Certo, è arrivata la modernità, la necessità di edificare, ma si tratta comunque di terreno da riporto, non perfettamente stabile. Sappiamo inoltre che il Corso non è impermeabile, che ci sono infiltrazioni in diversi locali sotterranei dei negozi. Questo ci spinge a dire che ci sono dei flussi di acqua non canalizzati che stanno scavando da qualche parte. Il sistema di regimentazione delle acque risale inoltre alla fine dell’800, è lì che bisogna intervenire». «Per il momento la situazione è circoscritta alla zona colpita», interviene il geologo Luigi Carabba, studioso della storia cittadina e autore di numerose pubblicazioni su corso Trento e Trieste, «ma il problema delle acque sotterranee è noto da anni. Alla fine del Corso arriva tutta l’acqua di superficie proveniente dal Fosso Pietroso dove confluisce tutto il bacino idrografico di Marcianese. L’acqua scende trovando un vero e proprio “fiume” di asfalto e arriva velocissimamente a valle. Probabilmente esonda dal canale Sargiacomo e scava».
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