Wwf e Legambiente: un piano per il turismo sulla Via Verde

Le due associazioni fanno fronte comune e presentano osservazioni al Progetto Speciale Territoriale «Non bisogna puntare su vecchie logiche, sì a parcheggi di scambio e intermodalità bici-treni»
ORTONA. Sul futuro della Via Verde Legambiente e Wwf fanno fronte comune: le associazioni ambientaliste hanno presentano osservazioni alla Valutazione ambientale strategica del “Progetto Speciale Territoriale della Costa dei Trabocchi”. «È certamente uno strumento essenziale per la pianificazione degli interventi di valorizzazione, salvaguardia ambientale e rigenerazione territoriale della fascia costiera. Ha dunque un ruolo di indirizzo importante rispetto alla domanda di trasformazione che potrebbe emergere dalla sommatoria di azioni e interventi proposti e programmati dagli enti territoriali locali, come il tanto discusso regolamento provinciale della Via Verde. La sensazione che emerge dal documento», secondo le associazioni, «è che ci si trovi di fronte più che altro a un vecchio piano di sviluppo turistico. Si evince il tentativo di far collimare una serie di interventi senza una soluzione di continuità e soprattutto manca una visione attenta e necessaria al tema dell’emergenza climatica in atto». Secondo le associazioni, «sostenibilità debole pure sul tema della mobilità: si parla della statale 16 come strada panoramica da valorizzare e come infrastruttura Bike Friendly insieme a parcheggi di scambio senza una vera visione dell’intermodalità treno-bicibus. Mancano riferimenti al progetto TrabocchiMob che rappresenta una sperimentazione pilota della stessa Regione Abruzzo. Manca un ragionamento attento su un piano della mobilità sostenibile della Costa dei Trabocchi». Per Legambiente e Wwf, «le priorità di recupero delle vecchie stazioni e valorizzazione della struttura ciclabile della Via Verde sono prive di un inquadramento dentro una dimensione turistica sostenibile con una vera valorizzazione cicloturistica del territorio, venendo fuori dalla rincorsa di interventi frammentati e rispondenti apparentemente a meri interessi localistici. È vero che il corridoio verde, nella sua interezza e complessità, è un serbatoio di naturalità residuale talmente significativo da rappresentare di per sé un patrimonio di risorse naturali identitarie ma il valore e l’attrattività di tale patrimonio deve necessariamente essere preservato e consentire sì l’atterraggio delle economie generate sul territorio retrostante ma in un’ottica di piena sostenibilità e di una programmazione unitaria ed integrata che arresti il consumo di suolo. Anche dal punto di vista del sistema delle aree agricole costiere e retrocostiere», sostengono Legambiente e Wwf, «va impostato un orientamento sui nuovi obiettivi che la Commissione europea ha adottato con il Piano d'azione per la produzione biologica. E la convivenza con le aree industriali non può essere sganciata da una visione di industria sostenibile e deve superare definitivamente vecchie e inidonee progettazioni come la realizzazione del cementificio a Punta Penna sulla Via Verde. Va infine ribadito il ruolo dell’istituendo Parco nazionale della Costa teatina sia da un punto di vista di valorizzazione ambientale, sociale ed economica che della governance del territorio e vanno messe a sistema le infrastrutture del corridoio della Via Verde».
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