Zavattaro imputato per l’ex ospedale diventato discarica

La procura accusa il manager della Asl e un dirigente di gestione illecita dei rifiuti, tutti sequestrati
CHIETI. Ex ospedale san Camillo De Lellis usato come una discarica di rifiuti pericolosi e non. Per questo sono imputati del reato di «gestione illecita di rifiuti» (articolo 258 comma III decreto legislativo 152/2006) il direttore generale della Asl (proprietaria dell’edificio) Francesco Zavattaro e il direttore dell’Unità operativa complessa investimenti patrimonio e manutenzione della Asl Filippo Manci. L’ex ospedale, polmone verde, negli anni Cinquanta sanatorio, nel gennaio 2014 fu sequestrato (nelle aree coperte dai rifiuti) dalla Forestale, perché su segnalazione del sito di informazione Chietitoday, sulla destra dell’ingresso dell’edificio sono stati trovati monitor per Pc, sedie legno e metallo, frigoriferi e frigo-termostati completi di compressori ed apparati refrigeranti, faldoni contenenti carta, apparecchiature mediche elettriche ed elettroniche corredate di monitor, arredi vari in ferro, cassettiere, lettini, una carrozzella per disabili con un gruppo di alimentazione a batteria al piombo; nell’area a sinistra dell’edificio i forestali invece trovarono lettini di metallo, pedane, parti di serrande, finestre e manufatti di legno, un compressore, due bombole di gas propano, sedie, tubi di plastica, armadietti, uno scaldabagno elettrico, alcuni frigocongelatori, una fotocopiatrice, apparecchiature televisive e monitor per Pc, apparecchiature ed attrezzature medico ospedaliere, apparati illuminanti per sale operatorie, parti di incubatrici per neonati, scaldini, centrifughe hard disk per Pc, circuiti elettrici e quadri elettrici.
Una discarica a cielo aperto che non aveva alcuna protezione. Le aree sono ancora sotto sequestro. Il San Camillo, che nasce in uno dei più lussureggianti polmoni verdi della città, è ora ridotto in condizioni pessime. Dismesso da sanatorio diventò comunque sede per la cura delle patologie cuore-polmoni anche con la Cardiochirurgia.
Nel 2007 venne chiuso. E lì si scatenarono proposte per riqualificarlo. Tra cui anche quella di realizzarci addirittura un casinò municipale. Ma alla fine è rimasto solo un edificio cadente in mezzo a piante preziose ma non curate e ricettacolo di rifiuti. Ieri c’è stata la prima udienza. I due imputati sono difesi dagli avvocati Marco Femminella e Andrea Di Lizio.

