Zulli: solo grazie alla nostra perseveranza conserviamo la memoria sui fatti del ’44

CHIETI. Da Giustino Zulli (nella foto), socio dell’Anpi Chieti, riceviamo e pubblichiamo. «L’11 febbraio 1944, in una cava a Colle Pineta di Pescara, 9 giovani antifascisti teatini furono trucidati...
CHIETI. Da Giustino Zulli (nella foto), socio dell’Anpi Chieti, riceviamo e pubblichiamo.
«L’11 febbraio 1944, in una cava a Colle Pineta di Pescara, 9 giovani antifascisti teatini furono trucidati dai nazisti. Un testimone, Antonio D’Ambrosio, nascosto nella canna fumaria di una fornace in disuso, assistette all’esecuzione e, grazie alla sua testimonianza, sei mesi dopo, i corpi dei 9 giovani, sepolti senza cassa, furono riesumati dai parenti. I nove: Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, i fratelli Aldo e Mario Grifone, Vittorio Mannella e Aldo Sebastiani, pagarono con la loro vita l’amore per la libertà e la democrazia. Facevano parte della “Banda Palombaro” nata a Chieti il 9 settembre 1943, il giorno dopo l’armistizio. Furono catturati tra il 13 gennaio e il 3 febbraio 1944. Messi nelle carceri di San Francesco, a Chieti, furono torturati ma nessuno rivelò i nomi dei componenti della banda. Tra il 9 e 10 febbraio furono processati e condannati a morte. Tre furono graziati. Dopo il ritrovamento dei loro corpi, il 2 luglio, si svolsero i funerali che li accomunarono ai partigiani fucilati a Colle della Parata di Bussi il 14 dicembre 1943. Dopo la guerra, anche grazie alle amnistie, molti dei fascisti responsabili di quell'eccidio scontarono pochi anni di carcere. A Chieti solo la perseveranza della sezione Anpi, ha consentito di conservare la memoria di quanto accaduto e, dopo molte insistenze si è raggiunto l’obiettivo di inaugurare il Sacrario dei combattenti della Resistenza teatina».
«L’11 febbraio 1944, in una cava a Colle Pineta di Pescara, 9 giovani antifascisti teatini furono trucidati dai nazisti. Un testimone, Antonio D’Ambrosio, nascosto nella canna fumaria di una fornace in disuso, assistette all’esecuzione e, grazie alla sua testimonianza, sei mesi dopo, i corpi dei 9 giovani, sepolti senza cassa, furono riesumati dai parenti. I nove: Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, i fratelli Aldo e Mario Grifone, Vittorio Mannella e Aldo Sebastiani, pagarono con la loro vita l’amore per la libertà e la democrazia. Facevano parte della “Banda Palombaro” nata a Chieti il 9 settembre 1943, il giorno dopo l’armistizio. Furono catturati tra il 13 gennaio e il 3 febbraio 1944. Messi nelle carceri di San Francesco, a Chieti, furono torturati ma nessuno rivelò i nomi dei componenti della banda. Tra il 9 e 10 febbraio furono processati e condannati a morte. Tre furono graziati. Dopo il ritrovamento dei loro corpi, il 2 luglio, si svolsero i funerali che li accomunarono ai partigiani fucilati a Colle della Parata di Bussi il 14 dicembre 1943. Dopo la guerra, anche grazie alle amnistie, molti dei fascisti responsabili di quell'eccidio scontarono pochi anni di carcere. A Chieti solo la perseveranza della sezione Anpi, ha consentito di conservare la memoria di quanto accaduto e, dopo molte insistenze si è raggiunto l’obiettivo di inaugurare il Sacrario dei combattenti della Resistenza teatina».

