È caccia al maxi carico di cocaina pura

Le rivelazioni dei fidanzatini arrestati a Ripa Teatina aprono un nuovo filone d’indagine: il fornitore ha una Punto bianca
CHIETI. È caccia a una partita di cocaina pura che gira tra Chieti, Bucchianico, Ripa Teatina, Guardiagrele e Francavilla. Droga che, una volta divisa in dosi e venduta al dettaglio, può trasformarsi in un affare da centinaia di migliaia di euro. L’arresto di due fidanzatini di 21 anni a Ripa Teatina, sorpresi giovedì sera in auto con 20 grammi di sostanza stupefacente dal principio attivo superiore al 74%, apre un filone d’indagine che punta a risalire la catena dello spaccio. La domanda degli investigatori rivolta a Manuel Dimo, di Bucchianico, e Nicole Tinari, di Guardiagrele, è questa: chi è stato a vendervi la cocaina? Ieri i due ragazzi, dopo una notte passata nel carcere di Madonna del Freddo a Chieti, hanno risposto alle domande del giudice Isabella Maria Allieri: entrambi incensurati e assistiti dall’avvocato Roberto Ferrone, hanno ottenuto gli arresti domiciliari.
A parlare dell’acquisto di quella cocaina è stato Dimo: i carabinieri, durante un controllo per prevenire i furti nella Val di Foro, gli hanno trovato in tasca un sacchetto di plastica trasparente con dentro la droga. E lui ha raccontato come se l’è procurata: «Ho chiesto a dei miei conoscenti dove potevo comprare della cocaina e mi hanno indirizzato a Francavilla, nei pressi di un distributore di carburanti». Dimo ha raccontato che è stata la fidanzata ad accompagnarlo a Francavilla perché lui non ha la patente: «Poi», ha detto durante l’udienza di convalida, «è arrivata una Fiat Punto bianca e una persona italiana, con un accento del posto, mi ha offerto la droga». Dimo ha detto che non conosceva lo spacciatore e che non sa come si chiama: lo ha descritto ma senza fare nome e cognome, l’unico dettaglio fornito agli investigatori riguarda la macchina. «Ho comprato quella droga per me», ha ammesso il giovane, «l’ho comprata a un prezzo di favore, 1.300 euro». Ma 20 grammi di cocaina non sono pochi e lo stesso vale per i 1.300 euro: «Il prezzo era buono e così ho fatto un po’ di scorta. Era per uso personale», ha detto Dimo, «i soldi li avevo grazie a dei lavoretti che ho fatto».
Nelle case dei giovani, non è stato trovato materiale per il confezionamento della droga. Così, adesso, l’interesse degli investigatori si concentra sui fornitori: i carabinieri di Chieti vogliono scoprire da quale canale proviene quella cocaina che, per grado di purezza, non si vedeva in zona da tempo. Il principio attivo al 74% non è un dettaglio: significa che quella cocaina può essere tagliata e “allungata” per inondare la movida. Ai due fidanzati sono stati sequestrati anche i cellulari: i carabinieri passeranno al setaccio le chat di Whatsapp e Messenger alla ricerca di conversazioni e contatti utili all’indagine. Se i racconti dei fidanzati sono rimasti sempre generici, i telefonini potrebbero fornire altri elementi.
Tinari ha raccontato che lei ha «accompagnato» Dimo: «Non sapevo perché dovesse andare a Francavilla. Lo sospettavo ma non avevo certezza».

