È creditore ma l’azienda va all’asta

20 Febbraio 2016

Fossacesia, la perizia dà ragione a un imprenditore: «La banca gli deve restituire 109mila euro»

FOSSACESIA. La perizia del tribunale accerta che la banca gli deve 109mila euro, ma l’opicifio finisce venduto all’asta. È quanto capitato a C.T., imprenditore di Fossacesia, che si è rivolto all’associazione “Sos Utenti” per l’applicazione di interessi e penali usurari, applicati sia da un istituto di credito del Frentano che da una società di leasing. Aver ricorso a mutui, leasing immobiliare e aperture di credito per mettere su la propria impresa, si sta rivelando una scelta funesta per il titolare di un’attività di produzione componentistica per arredi con stabilimenti in Val di Sangro.

Nel 2000 contrae un mutuo in banca di 330mila euro per sistemare l’opificio produttivo; nel 2004 acquista un locale commerciale in leasing per 314mila euro. Sia il contratto dell’istituto di credito sia quello della società di leasing prevedono, in caso di mancato pagamento puntuale delle rate, interessi e penali a tassi più elevati di quelli previsti dalla legge. Banca e società di leasing pretendono i pagamenti, l’imprenditore fa scattare azioni legali e querele per usura.

«Ma la Procura di Lanciano, nella richiesta di archiviazione, pur confermando la sussistenza di trimestri usurari, ha escluso per la banca la “configurabilità del reato quanto meno sotto il profilo soggettivo”», afferma Gennaro Baccile, presidente onorario di Sos Utenti, «e pur accertando, sempre attraverso i suoi consulenti tecnici, una consistente appropriazione indebita dal conto corrente dell’imprenditore non procede neanche per questo reato. Pur essendo, alla fine, l’imprenditore a dover riavere delle somme, finisce che la banca continua con le sue pretese e segnala l’imprenditore tra i cattivi pagatori presso la Centrale Rischi. E nel frattempo i posti di lavoro sono stati ridotti e un immobile della ditta è stato venduto all’asta. Inoltre, non mettendo sotto inchiesta la banca», sottolinea Baccile, «la Procura non concede il provvedimento “Salva impresa” previsto dall’articolo 20 della legge 44/1999 che consiste nella sospensione di tutti i termini e anche delle aste immobiliari».

«Con i medesimi esiti peritali e le medesime tecnologie difensive delle vittime», rimarca il presidente di Sos Utenti, «altre Procure hanno rinviato a giudizio banchieri e bancari e altri tribunali hanno comminato condanne».

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