È di Francesco il corpo trovato all’Elba

19 Settembre 2024

La comparazione delle impronte digitali conferma che il cadavere scoperto nel bosco è del cuoco 41enne vastese

VASTO. Il cadavere ritrovato il giovedì 12 settembre scorso in un roveto dell'Isola d’Elba, in località Lacona, è quello di Francesco Marchesani, il 41enne di Vasto aiuto cuoco all’Hotel Giardino scomparso il 6. La conferma della notizia è arrivata ieri mattina da Livorno. A fugare ogni dubbio è stata la comparazione delle impronte digitali rilevate sulla salma con quelle lasciate da Marchesani su indumenti e oggetti usati nell'albergo in cui lavorava e soggiornava. Le perizie sul corpo martoriato dell'uomo proseguono per accertare le cause della morte. Ieri è proseguita l'autopsia richiesta dal pm del trobunale di Livorno, Giuseppe Rizzo. Il medico legale prima dell'esame autoptico ha eseguito anche una Tac sul corpo. A corredo dell'autopsia il perito ha eseguito dei prelievi di tessuti che consentiranno un esame istologico, una procedura diagnostica che prevede l'analisi microscopica delle cellule. Probabilmente i risultati non arriveranno prima di sessanta giorni. Al momento restano aperte tutte le ipotesi. Dall'ispezione cadaverica non risultano evidenti segni che possono far ipotizzare una morte violenta. Marchesani potrebbe essere morto per un malore ma appare improbabile che lo stesso sia stato provocato da una eventuale patologia. Francesco pare non soffrisse di problemi cardiaci. Non appena saranno concluse tutte le perizie, la salma sarà riconsegnata alla famiglia che non ha ancora deciso se tumulare lo sfortunato quarantunenne a Firenze, dove la famiglia si era trasferita da diversi anni, oppure a Cupello, il paese dove la famiglia Marchesani ha una cappella funeraria e dove è sepolto il padre di Francesco, Gabriele.
LE INDAGINILa Procura di Livorno ha aperto un fascicolo sulla morte di Marchesani che ogni giorno si arricchisce di nuovi elementi. Gli investigatori stanno cercando di scoprire attraverso l'aiuto dei colleghi di lavoro e dei familiari, i contatti di Francesco. Le sue frequentazioni, sia il giorno in cui è scomparso che i giorni precedenti. Di grande aiuto sarà l'analisi dei tabulati delle telefonate fatte e ricevute dall'uomo. Marchesani è uscito dall'albergo a tarda ora dopo aver ricevuto una telefonata. Chi lo ha chiamato e perché? È la prima domanda a cui gli investigatori cercheranno di dare una risposta. Francesco è uscito dall'albergo in pantaloncini e ciabatte. Aveva con sé il cellulare. Non è più tornato in hotel e il cellulare che non si trova si è spento. Perché? Qualcuno lo ha trattenuto? Un ciclista dice di avere visto il 9 a Lacona un uomo che somigliava a Francesco. Era affaticato ed ha chiesto da bere. Era davvero lui? Sono tanti i punti da chiarire nella vicenda che ha creato grande dolore in tutto il Vastese.
I COMMENTI«Ho sperato fino all'ultimo di ricevere notizie positive da Firenze e dall'Isola d'Elba», dice il sindaco di Vasto, Francesco Menna. «Purtroppo dalla Toscana è arrivata una notizia tristissima. Povero Francesco. In questo terribile momento sono vicino alla madre e alla sorella che abbraccio con affetto». Altrettanto commossa è il sindaco di Cupello, Graziana Di Florio. La famiglia Marchesani infatti è originaria di Cupello e a Cupello i Marchesani hanno una cappella dove riposa il padre di Francesco, Gabriele. «Sono davvero molto triste», dice Graziana Di Florio, «rivolgo alla famiglia di Francesco le più sentite condoglianze». Grande il rammarico di Emanuele Marcovecchio, ex consigliere regionale ed ex sindaco di Cupello. «Conoscevo bene il padre di Francesco», dice Marcovecchio, «lui è cresciuto a Vasto e poi è andato a Firenze. So che è stato vicino al padre quando si è ammalato. Un abbraccio ai suoi familiari».
NESSUN GESTO VOLONTARioLa tragica fine di Francesco Marchesani ha colto tutti di sorpresa vecchi e nuovi amici. Il 41enne amava la vita. Qualunque sia la causa delle sua morte non è stato un gesto volontario. «Aiutami a trovare un senso». La tua scomparsa mi ha devastato», scrive l'amica Betty Ferrante. «Dicevi che avevi capito che non bisogna mai arrendersi. Mai darsi per vinti. Amavi sognare ad occhi aperti e la tua anima era così sensibile. Forse come dicevi tu non eri nato per essere capito, ma io avevo capito il tuo animo immenso.
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