È la settimana dei riti col Cireneo scalzo e “posata” in piazza

LANCIANO. Si entra nel vivo della settimana santa i cui riti, da oltre 4 secoli, sono curati dall’Arciconfraternita Morte e Orazione di San Filippo Neri. Musiche sacre, processioni con la riscoperta...
LANCIANO. Si entra nel vivo della settimana santa i cui riti, da oltre 4 secoli, sono curati dall’Arciconfraternita Morte e Orazione di San Filippo Neri. Musiche sacre, processioni con la riscoperta della posata (la fermata in piazza Plebiscito davanti la cattedrale), il Cireneo scalzo: la fede e la tradizione si mescolano tra i vicoli della città. Ma a interrompere il clima di raccoglimento sono state le polemiche sollevate dall’annuncio che i confratelli e le consorelle dovevano tenere le fiaccole spente sul Corso per non sporcare il pavimento “presentoso”, che però la EcoLan sarà pronta a pulire.
I RITI. Domani alle 21, in cattedrale c’è il concerto delle musiche sacre diretto dal maestro Andrea Di Mele. Ma il vincolo di fede, religiosità popolare, tradizione, tra Lanciano e l’Arciconfraternita si rinsalda ancora di più nelle due processioni: quella degli incappucciati di giovedì e quella del Cristo morto di venerdì. Giovedì alle 22 in processione ci sono solo i confratelli con il volto coperto in segno di penitenza. Percorrono il centro storico mentre riecheggiano il suono della “raganella” e i Miserere suonanti dall’orchestra di fiati Pietro Marincola. Un tributo per i 135 anni dalla nascita del grande maestro bandista lancianese. L’attenzione dei fedeli è per il Cireneo, che a piedi nudi trascina la croce in legno. Venerdì santo alle 19 ci sarà la processione del Cristo Morto che dopo 50 anni, vedrà di nuovo la posata. Uno sforzo, quello fatto dall’Arciconfraternita e dal priore Raffaele Sabella, per ridare slancio a un simbolo di una intera comunità. «Arrivati in piazza», spiega Sabella, «ci sarà la posata, la fermata davanti alla cattedrale per un momento di preghiera, raccoglimento. Circa 170 coristi e l’orchestra di fiati eseguiranno il Miserere Grande e il Christus Factus est».
LA POLEMICA. Dopo la posata, la processione riparte verso il Corso, ma a fiaccole spente. Da qui la polemica sui social. Associazioni, cittadini hanno parlato di “sacrilegio”, di “una tradizione di oltre 400 anni, calpestata”, di “un corso presentoso” che “danneggia” le tradizioni, oltre che costoso in termini di manutenzione e pulizia. Polemiche però che sarebbero sorte sulla base non di una specifica direttiva del Comune, ma da comunicazioni, tantissime, tra uffici e arciconfraternita per l’organizzazione di manifestazioni che richiedono preparazioni minuziose e mille accorgimenti. Dal Comune il sindaco Mario Pupillo non risponde alle polemiche anche perché l’utilizzo o meno della candela ritiene che riguardi gli usi e le tradizioni della confraternita. Nessun problema neanche per la EcoLan deputata alla pulizia. «Da tempo EcoLan», precisa il presidente Massimo Ranieri, «ha programmato la pulizia del Corso per le mattine di giovedì, venerdì e sabato. Sarà eseguita utilizzando la lavasciuga e i prodotti raccomandati dall’azienda produttrice delle mattonelle per non creare problemi alle fughe della pavimentazione. Ma non abbiamo ricevuto indicazioni sulla cera, che non ci crea problemi».
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