Comunicato Stampa: A BRUXELLES LA CANZONE ITALIANA CAMBIA VESTITO CON ANGELO GREGORIO E “SA(N)REMO IN JAZZ”

7 Settembre 2026

BRUXELLES – Prendere una canzone che quasi tutti conoscono, conservarne la melodia e l’identità, ma provare a immaginare che cosa possa diventare quando cambiano armonie, ritmo, orchestrazione e perfino il contesto musicale nel quale siamo abituati ad ascoltarla. È l’idea alla base di “ Sa(n)remo in Jazz , il progetto nato da un’idea del Direttore dell’IIC Pierre di Toro e diretto dal sassofonista, compositore e arrangiatore italiano Angelo Gregorio , che l’8 settembre torna per la seconda edizione nel Teatro dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles.


Il riferimento a Sanremo è evidente già nel titolo, ma l’operazione non consiste semplicemente nel trasferire alcuni successi del Festival dentro un repertorio jazzistico. Il punto di partenza è piuttosto la canzone italiana come patrimonio musicale condiviso, abbastanza riconoscibile da poter essere modificato senza perdere la propria identità, affidandolo alla libertà dell’arrangiamento e a musicisti provenienti da esperienze diverse. Sul palco saliranno Laura Vassallo, Silvia Anglani, Mariafrancesca Fimiani e Rossana Rusco , le quattro cantanti selezionate attraverso il bando dell’edizione 2026, accompagnate dalla Belgian Italian Jazz Orchestra diretta da Angelo Gregorio, formazione di sette musicisti che riunisce fiati, chitarra, pianoforte, violino, contrabbasso, basso elettrico e batteria.


Proprio l’arrangiamento rappresenta una delle novità più interessanti di questa seconda edizione. Se nel primo appuntamento le riletture erano state interamente affidate ad Angelo Gregorio , quest’anno il progetto si apre ulteriormente al confronto con la scena musicale belga. Dei dieci arrangiamenti previsti, sei sono firmati da Gregorio, due da Geoffrey Fiorese , docente di arrangiamento al Conservatorio Reale di Bruxelles, e due dal pianista e violinista Julien Gillain, che sarà anche sul palco con l’orchestra.
Ai due arrangiatori belgi è stata lasciata la libertà di scegliere, all’interno del repertorio proposto, le canzoni sulle quali intervenire secondo la propria sensibilità. Non si è cercato, dunque, un suono uniforme al quale adattare forzatamente i brani, ma il confronto tra tre differenti modi di leggere lo stesso patrimonio musicale. È anche in questo passaggio che “Sa(n)remo in Jazz” prova a rendere concreto il dialogo tra cultura italiana e belga, facendo incontrare musicisti e linguaggi prima nelle partiture e poi sul palcoscenico.


Le canzoni attraversano più di sessant’anni di musica italiana e il jazz diventa, di volta in volta, uno strumento differente. Può limitarsi a intervenire con discrezione quando è già presente nel DNA del brano, come accade con “Dimmi come…” di Alexia, oppure cambiare più decisamente il paesaggio sonoro di una melodia conosciutissima. “La solitudine” di Laura Pausini, per esempio, conserva il proprio profilo melodico ma viene portata verso samba e swing, mentre “Centro di gravità permanente” di Franco Battiato, unica canzone della serata a non provenire dal Festival di Sanremo, acquista nella rilettura di Julien Gillain un nuovo motore ritmico legato alla samba e ai colori delle formazioni brasiliane con sezione fiati.


Sono esempi che spiegano meglio di qualsiasi definizione il senso dell’operazione. Il jazz non viene utilizzato per attribuire una presunta patente di nobiltà a canzoni popolari che non ne hanno alcun bisogno, ma come linguaggio capace di aprire spazi diversi all’interno di composizioni che fanno ormai parte della memoria collettiva italiana. Una canzone molto conosciuta è un terreno particolarmente fertile, perché permette all’ascoltatore di misurare immediatamente la distanza tra ciò che ricorda e ciò che sta ascoltando.


Angelo Gregorio, che di “Sa(n)remo in Jazz” è direttore artistico, presidente della giuria di selezione, arrangiatore e direttore della Belgian Italian Jazz Orchestra, lavora da anni proprio sul rapporto tra le due culture musicali. Sassofonista, compositore e arrangiatore salernitano, vive a Bruxelles dal 2010, dove si è formato al Conservatorio Reale e ha progressivamente affiancato all’attività concertistica quella di ideatore e direttore di progetti culturali. Nel 2019, da una sua proposta all’Istituto Italiano di Cultura, nacque l’Italian Jazz Festival Connections Lab, esperienza dalla quale si è sviluppato l’attuale Belgian Italian Jazz Festival , mentre negli anni successivi la collaborazione con le istituzioni italiane in Belgio si è estesa a numerose iniziative musicali e culturali. Nel 2022 l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles gli ha conferito un Diploma di Merito per la pluriennale attività di promozione della musica jazz italiana in Belgio.


“Sa(n)remo in Jazz” si inserisce in questo percorso e utilizza una delle forme culturali italiane più immediatamente riconoscibili all’estero, la canzone, per sottoporla a un processo di trasformazione che non ne cancella la provenienza. Anche la scelta delle quattro interpreti segue questa impostazione: non una gara da riprodurre sul modello festivaliero, ma una selezione che si conclude prima del concerto. Le quattro cantanti sono infatti tutte vincitrici dell’edizione 2026 e il pubblico presente in sala potrà esprimere soltanto una preferenza speciale sulla voce e una sull’arrangiamento più apprezzato.


Il gioco contenuto nel nome “Sa(n)remo” finisce così per spiegare abbastanza bene l’intero progetto. C’è Sanremo, inevitabilmente, con un repertorio entrato nell’immaginario di generazioni diverse, ma c’è soprattutto la possibilità di capire quanto una canzone possa continuare a vivere quando qualcuno prova a spostarla dal luogo nel quale siamo abituati ad ascoltarla. Senza dimenticare ciò che è stata e senza obbligarla a rimanere per sempre uguale a sé stessa.

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