60 anni senza Bogart icona dura dal cuore tenero

TERAMO. Il 14 gennaio 1957 moriva, ucciso da un tumore a 57 anni, Humphrey Bogart, uno degli attori più iconici dell'intera storia del cinema, con quel suo viso solcato, lo sguardo disincantato e...
TERAMO. Il 14 gennaio 1957 moriva, ucciso da un tumore a 57 anni, Humphrey Bogart, uno degli attori più iconici dell'intera storia del cinema, con quel suo viso solcato, lo sguardo disincantato e malinconico, la voce roca. E soprattutto con una galleria di personaggi, dal gangster al private-eye, interpretati con uno stile moderno che ha fatto scuola, delineando quell'archetipo di eroe (o antieroe) riluttante tanto presente poi nel cinema a venire.
Ma in questo 2017 oltre al 60esimo anniversario della morte prematura di Bogart si presenta un'altra ricorrenza a lui legata, i 75 anni di "Casablanca", il capolavoro del 1942 di Michael Curtiz, interpretato dal divo americano e da Ingrid Bergman, film citato in tutte le classifiche delle pellicole più amate, che fece dire a Umberto Eco: «Un cliché ci fa sorridere, cento ci commuovono», perché, sottolineava il semiologo «quando tutti gli archetipi irrompono senza decenza, si raggiungono profondità omeriche».
Nato a New York il giorno di Natale del 1899 da una famiglia benestante, il giovane Humphrey lascia gli studi dopo un'espulsione per arruolarsi volontario in Marina. La carriera di attore inizia nel 1921 in teatro a Broadway, dove lavora con Spencer Tracy e Leslie Howard, che diventeranno suoi amici. Howard, che dopo "Schiavo d'amore" e "La primula rossa" è già un divo, lo aiuta a ottenere nel 1936 il primo ruolo cinematografico di rilievo, quello del pericoloso killer evaso Duke Mantee nel film "La foresta pietrificata", dopo la versione teatrale che li ha visti insieme in scena per quasi duecento repliche. Dopo "La foresta pietrificata", Humphrey Bogart viene confinato da Hollywood nel genere gangster movie come co-protagonista nel ruolo del criminale.
Prima di ottenere una parte da protagonista, nel 1941, con "Una pallottola per Roy", Bogart interpreta una quarantina di film in cui, come si è divertito qualcuno a calcolare, finisce sulla sedia elettrica una dozzina di volte e viene condannato a circa 800 anni di carcere. Una pallottola per Roy" è diretto da Raoul Walsh su una sceneggiatura di John Huston e W.R. Burnett. La parte del rapinatore da strada Roy Earle, ispirata al bandito John Dillinger, viene disprezzata da tutti i grandi villain dell'epoca, James Cagney, Edward G. Robison, Paul Muni. Bogart accetta.
«Nelle vesti di Roy Earle», scrisse il critico americano Alan G. Barbour, «Bogart sviluppò la caratterizzazione del criminale, che aveva già interpretato da maestro nei film precedenti, conferendole una maggiore profondità con l'aggiunta degli elementi di contrasto, calore e compassione, per controbilanciare la violenza dominante».
Colpito da quell'interpretazione sfumata, complessa e sfaccettata, John Huston vuole Bogart protagonista (e lo sceglie poi per altre cinque pellicole) della sua folgorante opera prima da regista, il capostipite del noir "Il mistero del falco" (1941), dal romanzo giallo di Dashiell Hammett. In questa pellicola Bogart delinea nei panni del detective privato Sam Spade il modello dell'eroe controvoglia, cinico e cattivo quanto basta, ironico e malinconico, abile soprattutto a sopravvivere in quello stesso ambiente pericoloso e crepuscolare in cui si muovono i criminali tante volte da lui interpretati.
Un personaggio, quello del private-eye, perfezionato cinque anni più tardi ne "Il grande sonno" di Howard Hawks, dal romanzo hard boiled di Raymond Chandler. Con Bogart recita Lauren Bacall, 25 anni di meno, conosciuta sul set di "Acque del Sud" nel 1944 e sposata l'anno seguente, il grande amore dopo tre matrimoni sfortunati.
Come recitano gli slogan hollywoodiani del tempo, Bogart "è" Marlowe, il duro detective di mezz'età che il grande attore rende vivo, trasportandolo nel mito.
Le tante candidature all'Oscar non sono coronate dalla statuetta. Accade finalmente nel 1951 per il film di Huston "La regina d'Africa", in cui Bogart è il proprietario di uno sgangherato battello, convinto dalla puritana e dispotica zitella Katharine Hepburn ad andare all'attacco di una cannoniera tedesca. Durante le riprese del film, girato in Congo, si ammalano tutti tranne Huston e Bogart, "immunizzati", dicono loro stessi, dall'alcol.
Anna Fusaro