A Fonte Novello la magia della faggeta

19 Aprile 2019

Nella valle del Venacquaro sul massiccio del Gran Sasso

«Quando entri in un bosco popolato da antichi alberi, più alti dell’ordinario, e che precludono la vista del cielo con i loro spessi rami intrecciati, le maestose ombre dei tronchi, la quiete del posto, non ti colpiscono con la presenza di una divinità?”»(Seneca)
Dei boschi siamo tutti innamorati. Quando li guardiamo, li immaginiamo, li desideriamo, li leggiamo. A starci dentro ci rapiscono e trasformano: diveniamo folletti, fate, gnomi ed elfi.
Il bosco che andiamo a visitare mi ha sorpreso, perché inaspettato, selvaggio, morbido di foglie e ricco di storia: la faggeta di Fonte Novello. Si trova nel massiccio del Gran Sasso, parte teramana, in una meravigliosa e ripida valle, quella del Venacquaro. Gli antichi contenziosi tra i comuni di Pietracamela e Fano Adriano hanno permesso la conservazione di faggi ultracentenari di dimensioni colossali.
Si parte sulla strada che porta a Prato Selva e si parcheggia all’altezza di circa 1200m dove sulla sinistra si intercetta il sentiero numero 142. Inizialmente tra rovi e arbusti, ben presto il cammino diviene più agevole e ci porta in una giovane faggeta che si percorre quasi in pianura. L’escursione è facile ma il sentiero è poco battuto dunque bisogna far attenzione ai segni bianco-rossi, spesso sbiaditi, sui tronchi degli alberi. Stupisce il morbido tappeto di foglie secche, il muschio che ricopre sassi e massi rotolati giù dai pendii delle montagne. Dopo circa un’ora alla quota di 1250 metri sul sentiero 144 si scende per 2 km fino ad arrivare ad una carrareccia proveniente dal paesino di Intermesoli, chiusa con una sbarra di ferro. Si prosegue sulla carrareccia e si comincia a salire dolcemente. Dopo circa sei chilometri dalla partenza (2,30 ore) si arriva al Fosso Venacquaro, dove confluiscono torrenti fragorosi di acqua limpida proveniente dai monti più alti che, tra i rami di faggi via via più grandi e antichi, si affacciano per un saluto. Entriamo ora nel Bosco di Fonte Novello e iniziamo la bosco-terapia: ascoltiamo il silenzio prima che si alzi il vento di primavera, poi i suoni e i profumi, affiniamo le nostre percezioni, potremmo fare incontri interessanti. Le particolari condizioni del luogo hanno favorito una fauna ricca e diversificata tra cui cervi, cinghiali, tassi, lupi e caprioli; se si tende l’orecchio si potrà udire il ticchettio del picchio. Il bosco è una faggeta vetusta e vi convivono faggi giovani, vecchi e il legno morto in vari stadi di decomposizione. L'eterogeneità dell’ambiente boscoso ha creato le condizioni ideali per un vero e proprio scrigno di biodiversità.
Perdiamoci dunque tra gli alberi di Fonte Novello che ci raccontano la storia della valle da centinaia di anni e avviciniamoci man mano al limitare del bosco [1370 m, 8 km, 3.30 ore totali]. Uscendo fuori appaiono imponenti le propaggini del Monte Corvo a destra e a sinistra le rocce e i brecciai del Pizzo di Intermesoli. Tra loro una piccola sella lontana. L’ultima volta vi ho trovato gli effetti di una slavina che ha portato giù svariati giovani faggi, difficili da superare e dunque la sella è rimasta lì ad aspettarmi. Ci torneremo. Ora si scende.
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