A Spoltore gli attori e il regista di Patagonia

15 Settembre 2023

Proiezione speciale al cinema Arca con gli abruzzesi Simone Bozzelli e Andrea Fuorto

SPOLTORE. È uscito ieri nelle sale Patagonia, lungometraggio d’esordio di Simone Bozzelli, con Andrea Fuorto: di Silvi il regista, di Sulmona l’attore, film girato tra Silvi, Montesilvano, Roma. In concorso al Festival di Locarno, dove ha vinto il Premio Ecumenico, Patagonia viene proiettato stasera al Multiplex Arca di Spoltore alle 20.45: saranno presenti Bozzelli e Fuorto e l’altro attore protagonista Augusto Mario Russi; a condurre la serata il critico Francesco Di Brigida. Prodotta da Wildside, Vision Distribution, Rai Cinema e distribuita da Vision in quarantatre copie, l’opera prima del 29enne regista e sceneggiatore abruzzese, fin qui autore di pluripremiati cortometraggi, ha per protagonista il ventenne Yuri (Fuorto, ne L’Arminuta era il fratello Vincenzo), che vive un’esistenza quieta in un paese costiero abruzzese con l’anziana zia che lo tratta come un bambino. A una festa di compleanno incontra Agostino (Russi, attore non professionista reclutato dal regista in un rave), animatore per bambini, che ammalia anche Yuri promettendogli una libertà che questi non sapeva di stare cercando. Sognando la Patagonia, i due partono per un viaggio che si trasformerà in un delirio di controllo e prigionia. «Dov’è la linea sottile tra dipendenza e libertà? Tra amore e sottomissione? Tra empatia e responsabilità?» è scritto nella motivazione del riconoscimento ricevuto a Locarno. Patagonia è in bilico tra violenza e tenerezza, ossessività e scoperta di sé. Il film immerge gli spettatori in uno spazio ambiguo dove il cambiamento e la speranza sono possibili».
Parte delle riprese a Silvi Marina e Montesilvano, mentre a Roma, in una cava alla Magliana, è stato allestito il set per il rave. Simone Bozzelli sul suo film: «Yuri è un candido, una superficie in cui l’egocentrico animatore si riflette. Yuri inizia a identificarsi nei desideri di Agostino, li fa propri. Inizia a lavorare con lui per finanziarli, fino ad accettare piccole e ripetute molestie morali. Un gioco tra piacere e dispiacere. Premi e punizioni. Quando arriviamo al rave, Agostino non è altro che uno dei tanti giovani frastornati, fluttuanti sessualmente e psicologicamente indeterminati. A muoverli non è l’ambizione ma il precipitato di un desiderio che serve a sbarcare il lunario e arrivare a domani, dove tutto ricomincia uguale a ieri. A colpi di 160 bpm (i battiti al minuto della musica, ndc) inseguono la libertà, meglio, un'illusione di libertà. La stessa che Agostino promette a Yuri, in Patagonia. Un sogno che si traduce in un gioco di forza e dipendenza. E a Yuri non resta che imparare l’esperienza della scelta, sapendo che qualsiasi scelta implica sempre una perdita. Anche di libertà».