Abruzzo protagonista della storia: quando gli italici sfidarono Roma

ROMA. Un toro che schiaccia con le zampe una lupa: è da questa incisione su una moneta antica, coniata proprio in Abruzzo, che comincia la storia dell'Italia. Anzi, degli “italici”, il cui simbolo è...
ROMA. Un toro che schiaccia con le zampe una lupa: è da questa incisione su una moneta antica, coniata proprio in Abruzzo, che comincia la storia dell'Italia. Anzi, degli “italici”, il cui simbolo è il toro: popoli che hanno tutti la stessa origine indo-europea, ma che abitano territori diversi, dislocati tra l’Abruzzo, la Puglia, la Campania e il Molise. La lupa, invece, è lo stemma indiscusso di Roma che sta ampliando con prepotenza i suoi confini.
Lo scontro tra i due “animali” si accende nel 90 a.C.: i romani non riconoscono ai popoli italici, formati da Peligni, Marsi, Marrucini, Vestini, Piceni, Sanniti, Campani, Apuli, Lucani, la cittadinanza e questi insorgono. Per la prima volta, però, si uniscono in una lega, formano una capitale a Corfinium, l'antica capitale dei valorosi Peligni, che ribattezzarono Italica, e battono moneta, proprio quella con il toro che schiaccia la lupa. L'obiettivo è costruire uno stato che fermi l'avanzata romana.
È questa la storia con cui debutta questa sera alle 21.10 su Rai Storia Cronache di terra e di mare, il nuovo programma ideato e condotto da Cristoforo Gorno. Dopo la prima puntata, Italia: l'inizio, negli episodi successivi verranno raccontate le esplorazioni dei navigatori antichi, greci e fenici, l'ascesa di Genova e delle repubbliche marinare, l'eredità dei Longobardi nella storia italiana, il destino di Manfredi legato alla fine dei ghibellini in Italia.
Elemento di novità in tutti i sei episodi di Cronache di terra e di mare è il punto di partenza: un luogo ricco di significato. Come le rovine del santuario sannita di Pietrabbondante in Molise, dal quale prende il via il racconto dei popoli italici. Gli italici occupano territori diversi, ma sono molto simili tra loro. Hanno le stesse origini, venerano divinità simili, sono contadini e pastori dediti alla guerra, ma il popolo più agguerrito e organizzato è senza dubbio quello dei sanniti, acerrimi nemici dei romani. I due popoli all'inizio erano legati da una forte amicizia e da un patto di reciproco rispetto, ma questo viene rotto da un'abile mossa della diplomazia romana. I sanniti vogliono espandersi verso il Tirreno e decidono di attaccare la città di Capua, ma i romani, sotto richiesta della città minacciata, la inglobano nel loro territorio: comincia così la prima guerra sannitica (343 a.C).
Seguiranno altre due guerre che porteranno alla resa incondizionata dei sanniti, nonostante l'umiliazione delle Forche Caudine subita dai romani durante la seconda guerra sannitica del 321 a.C.: i legionari sconfitti sono costretti a passare disarmati in mezzo a due forche, mentre i vincitori li ferivano e deridevano. Il rispetto reciproco tra romani e sanniti verrà recuperato solo una decina di anni dopo la prima guerra italica, a sancirlo nuovamente una moneta: su un lato sono raffigurati i due profili uniti di Roma e dell'Italia e sull'altro Ops, la dea italica dell'abbondanza, che stringe la mano alla nemica di un tempo.
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