Addio a Irene Cara, regina pop che illuminò gli anni Ottanta

Talento precoce, cantante, ballerina, attrice: partendo dal Bronx conquistò il mondo Con le hit “Fame” e “Flashdance” vinse i premi Oscar, Grammy e Golden Globe
ROMA. Due brani immortali legati a due film cult, diventati autentiche hit generazionali a inizio degli anni '80: il primo, Fame, dal celebre Saranno famosi di Alan Parker (1980) e poi Flashdance, What a feeling dal film Flashdance di Adrian Lyne (1983), per il quale vince un premio Oscar nel 1984 per la miglior canzone, insieme ai coautori, l’italiano Giorgio Moroder e Keith Forsey. Questi i punti più alti della carriera di Irene Cara, attrice, compositrice e cantante, morta a soli 63 anni nella sua casa in Florida.
A dare la notizia della scomparsa è stata la sua agente, Judith A. Moose sui profili social dell'artista. «La causa di morte è attualmente sconosciuta e verrà resa nota quando le informazioni saranno disponibili», ha scritto nel post, definendo l'artista «un'anima meravigliosamente dotata, la cui eredità vivrà per sempre attraverso la sua musica e i suoi film».
Classe, 1959, newyorchese del Bronx, Irene Cara, fu incoraggiata a intraprendere la carriera artistica dai genitori, un papà portoricano e una mamma cubana americana. Dal talento precocissimo, è sotto la luce dei riflettori già a tre anni, quando arriva fra le cinque finaliste del concorso di Little Miss America. Fin dall’età di cinque anni, segue lezioni di ballo, canto e recitazione e a sette anni debutta come cantante, mentre a nove è fra le stelline del programma per bambini The electric company. Come attrice, il primo ruolo importante arriva a 15 anni, nel film Sparkle del 1976, diventato con il tempo un piccolo cult movie, tanto da meritare un remake nel 2012, con la celebre Whitney Houston fra i protagonisti.
Versatile, solare e intensa sia come interprete che come attrice, inizia ad alternare sessioni in studio come corista ai ruoli di contorno per il piccolo e grande schermo, partecipando anche a grandi successi televisivi come la miniserie Radici, le nuove generazioni (1979).
Ma la vera svolta per lei arriva quando compie 20 anni e viene scelta da Alan Parker, il regista di Saranno famosi, per interpretare il ruolo di una delle protagoniste, la sensibile e talentuosa Coco Hernandez, per il quale avrà anche una nomination come miglior attrice ai Golden Globe. Raccontano le cronache che Parker, inizialmente poco convinto sulle sue doti di cantante durante il provino, ne rimane conquistato dopo il lavoro con il compositore delle musiche Michael Gore, che le affida oltre alla canzone principale, Fame, anche la ballad Out here on my own. Entrambe le canzoni vengono nominate all'Oscar, Fame lo vince (la statuetta va a Gore e alla sorella coautrice Leslie) e Irene Cara diventa la prima cantante nella storia degli Academy Awards a interpretare due diversi brani durante la cerimonia di premiazione.
«Non avrei mai immaginato che il film avrebbe avuto un impatto così forte», spiegò l’attrice a Profiles nel 2011. «Ho incontrato tante persone in giro per il mondo che mi hanno detto di essere diventati cantanti, coreografi, ballerini, artisti nel mondo dello spettacolo grazie a Fame». Un successo globale che convince Adrian Lyne e i compositori Giorgio Moroder and Keith Forsey, a coinvolgerla nella realizzazione dei brani per Flashdance, qualche anno dopo: «Adrian mi ha mostrato l'ultima sequenza del film, quella della danza, dove non c'era nient'altro che la musica», ha raccontato Irene Cara anni dopo in un'intervista a Songwriter Universe. E io ho detto che avrei accettato di cantare la canzone principale solo se avessi potuto scriverne, come coautrice, anche il testo. Loro hanno detto sì e il resto è storia. Sono tornata nello studio di Giorgio Moroder e l'ho scritta con lui e Keith Forsey in quattro ore, forse anche meno». Per questa iconica canzone, Irene Cara vince, fra gli altri, come brano e come colonna sonora, un Oscar, due Grammy e un Golden Globe, diventando una delle star pop più note dei primi anni '80.
Inizia tuttavia per lei un periodo difficile a causa di una lunga causa con la casa discografica, che si conclude solo a inizio 'anni '90. Non torna più all’enorme successo musicale dei primi anni, ma continua ad alternare recitazione e canto, lavorando con Clint Eastwood in Per piacere... non salvarmi più la vita di Richard Benjamin (1984) e in un tour del musical Jesis Christ Superstar (1993)nel ruolo di Maria Maddalena. Parallelamente, ha continuato anche ad esibirsi, negli ultimi anni, con la sua band tutta al femminile, le Hot Caramel. Un modo per ricordare, in un mondo di popstar sempre più legate all'immagine, «che le donne possono essere cool, affascinanti, sexy», diceva, «anche mettendo sempre al centro di tutto la musica».