Addio a James Earl Jones, voce di Dart Fener e Mufasa

11 Settembre 2024

NEW YORK. Per il suo ruolo più famoso, la voce dietro la grottesca maschera di Dart Fener nella trilogia di Guerre Stellari, su sua insistenza non aveva ricevuto credito nei titoli di coda. James...

NEW YORK. Per il suo ruolo più famoso, la voce dietro la grottesca maschera di Dart Fener nella trilogia di Guerre Stellari, su sua insistenza non aveva ricevuto credito nei titoli di coda. James Earl Jones, i cui profondi toni baritonali sono risuonati in 120 film e innumerevoli performance teatrali da Hollywood a Broadway, è morto a 93 anni circondato dalla famiglia nella sua casa nello stato di New York. Lo ha annunciato un portavoce senza precisare la causa del decesso.
In una carriera di sei decenni premiata con due Tony, due Emmy un Grammy e un Oscar alla carriera, Jones aveva interpretato innumerevoli personaggi in film come Conan il Barbaro, Coming to America, Field of Dreams, Patriot Games, Clear and present danger e Caccia a Ottobre Rosso. Shakespeare a Central Park e August Wilson a Broadway. A teatro era stato non solo Otello, ma anche Re Lear, Oberon e Claudio, con ruoli anche in Arriva l’Uomo del Ghiaccio di Eugene ÒNeill, Uomini e Topi di Steinbeck e in un produzione all black di Gatta sul Tetto che Scotta di Tennessee Williams. Tanti ruoli a cui però aveva fatto ombra a partire da metà anni Settanta quello di Guerre Stellari. George Lucas aveva scelto per il ruolo di Dart Fener l’imponente attore britannico David Prowse, ma l’accento non era giusto. «Voleva una voce più scura», aveva spiegato anni dopo lo stesso Jones che aveva registrato la parte in poche ore e fu pagato appena 7000 dollari per il primo film della serie: «Pensai allora che era un bel gruzzoletto».
Due decenni dopo aver dato voce al padre di Luke Skywalker e della principessa Leia, Jones aveva fatto lo stesso nel 1994 con il dignitoso Mufasa di Re Leone della Disney. Lucas e Mark Hamill (Skywalker) hanno guidato i tributi: «Per mezzo secolo è stato Dart Fener, ma il suo segreto era di essere un bellissimo essere umano», ha detto il regista. L’attore era nato nel 1931 nel Mississippi segregato. Il padre aveva lasciato la famiglia poco dopo la nascita di James per fare l’attore (tra i ruoli, mai di primo piano, uno fu in La Stangata). La madre, con troppi figli, decise di mandare il ragazzino a vivere nel Michigan con la nonna, «la donna più razzista del mondo», come la definì lui decenni dopo: l’evento fu traumatico e lasciò James per anni balbuziente. Da piccolo la futura voce di Hollywood odiava parlare e fino al liceo si chiuse in un ostinato mutismo. Amava scrivere però: un professore di poesia lo aiutò a superare il problema incoraggiandolo a leggere i suoi versi ad alta voce.
Fu allora che James Earl Jones trovò la sua vocazione. Dopo aver frequentato l’Università del Michigan e servito come ranger nell’Esercito americano aveva cominciato a lavorare a teatro a New York sopravvivendo come sguattero in un diner. Il debutto al cinema fu con Stanley Kubrick in Dottor Stranamore del 1964. Tra gli altri ruoli di inizio carriera, Jones fu il pugile Jack Johnson nella produzione teatrale di The Great White Hope, poi ripresa al cinema: la parte gli fece guadagnare la seconda nomination nella storia degli Oscar per un attore afro-americano dopo Sydney Poitier. La strada a quel punto era spianata: Jones fu Alex Haley in Radici, il signore della guerra Thulsa Doom di Conan il Barbaro, un re africano in Coming to America, la riluttante recluta di Kevin Costner in Field of Dreams e l’Ammiraglio Greer in Caccia a Ottobre Rosso.