Addio a Michael Apted l’artigiano del cinema

10 Gennaio 2021

ROMA. Ha mancato per una manciata di giorni - poco più di un mese - l'appuntamento con i suoi 80 anni. Michael Apted è morto a Los Angeles dopo una lunga e onorata carriera da cineasta, premiato dal...

ROMA. Ha mancato per una manciata di giorni - poco più di un mese - l'appuntamento con i suoi 80 anni. Michael Apted è morto a Los Angeles dopo una lunga e onorata carriera da cineasta, premiato dal pubblico e dalla stima dei colleghi nonostante un palmarès in fondo scarno, salvo l'exploit delle sette nomination all'Oscar nel 1980 con “La ragazza di Nashville”. Ma alla fine, in quel caso, a trionfare fu solo la sua protagonista, Sissy Spacek. Allo stesso modo andò per uno dei suoi migliori film, “Gorilla nella nebbia”, del 1988, in cui ricostruiva il misterioso omicidio dell'antropologa Diana Fossey, mandata in Congo Belga dal «National Geographic» per studiare il comportamento dei gorilla di montagna. L'interpretazione di Sigourney Weaver e l'emozione di una vicenda inedita, suscitarono reazioni in tutto il mondo e il film conquistò ben cinque nomination all'Oscar.
Il fatto è che Michael Apted, nato ad Aylesbury il 10 febbraio 1941 sotto le bombe dell'offensiva nazista contro l'Inghilterra, è stato soprattutto raffinato artigiano, attento direttore di attori, meticoloso costruttore di congegni narrativi capaci di appassionare gli spettatori. Del resto lo confessava lui stesso: «Non mi ha mai appassionato dirigere film che nessuno ha voglia di vedere».
Alto, elegante, segaligno (da giovane ostentava una bella zazzera bionda e un fisico atletico), è ricordato da tutti come un gran signore e un sobrio cerimoniere, sia alla testa dell'associazione dei registi americani (2003-2009) che alla commissione Academy per l'Oscar del documentario. È in questa doppia vocazione che va ricercato il suo registro più intimo. Da una parte si adattava volentieri ai progetti ambiziosi degli Studios; dall'altra perseguiva un sogno, raccontare l'esistenza di un gruppo di persone normali nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza, dalla maturità alla vecchiaia. Per questo ha seguito, dal 1964 allo scorso anno, il progetto televisivo “Up”, filmando un gruppo di 14 bambini con il proposito di tornare a seguirli nella loro crescita ogni sette anni. All'epoca il giovane Apted era ai primi passi, ma in seguito si appassionò talmente al progetto che lo definiva «l'unica cosa veramente importante della mia carriera» e mantenne la parola fino all'ultimo episodio del 2019. «È importante», diceva, «capire come cambia una società attraverso la vita delle persone normali, io racconto questa storia “di famiglia”. Restiamo in contatto regolarmente e ogni sette anni torno con la mia cinepresa a dar loro voce». Nel cinema Apted debutta nel 1972 con un thriller di buona fattura, «Triplo eco», interpretato da due star come Glenda Jackson e Oliver Reed. Ha alle spalle dieci anni di gavetta in tv: una buonissima conoscenza della tecnica e il successo ottenuto in patria attira l'attenzione degli Studios americani. Dovrà aspettare sette anni per farsi largo, grazie all'ambizioso «Il segreto di Agatha Christie», con una splendida Vanessa Redgrave nel ruolo principale e Dustin Hoffmann nella parte del giornalista che la seguirà durante tre giorni di misteriosa amnesia della donna. L'anno dopo trionfa con «La ragazza di Nashville» sulla cantautrice country Loretta Lynn, il soggetto ideale per conquistare il pubblico dell'America profonda e nel 1981 si ripete grazie a John Belushi, con la commedia demenziale «Chiamami aquila» scritta da Lawrence Kasdan. Seguiranno titoli come «Gorky Park», «Cuore di tuono», «Occhi nelle tenebre» e perfino un titolo della saga di 007: «Il mondo non basta» con Pierce Brosnan. L'impeccabile spy story «Enigma», scritto da Tom Stoppard e tratto dal romanzo di Robert Harris nel 2001 e il dramma storico «Amazing Grace» (2006) sul gentiluomo inglese William Wilberforce che a inizio '800 fece abolire la schiavitù in Gran Bretagna, restano i migliori titoli nell'ultima parte della sua carriera. Ma continuò imperterrito a dirigere: “Codice Unlocked” con Noomi Rapace e Orlando Bloom, la sua ultima regia nel 2017.
Un tratto rimane preciso nelle sue scelte: utilizzare i generi più popolari per il pubblico americano, ma ricorrendo a storie, scrittori, attori europei per portare un tocco di classe ai suoi lavori. Anche per questo piaceva agli Studios, perché le sue regie avevano sempre un carattere inconsueto che affascinava.
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