Addio a Milva la rossa della musica italiana

ROMA. Quella di Milva è la storia di una ragazza di provincia che dopo essere arrivata al grande successo popolare si è trasformata in una raffinata interprete di memorabili prove nel repertorio più...
ROMA. Quella di Milva è la storia di una ragazza di provincia che dopo essere arrivata al grande successo popolare si è trasformata in una raffinata interprete di memorabili prove nel repertorio più importante di Brecht e Weill, acclamata nei teatri più prestigiosi, a suo agio nel Tango di Astor Piazzolla come nel musical di Garinei e Giovannini.
Si è spenta a Milano il 23 aprile, a 81 anni, malata da tempo, come ha annunciato la figlia Martina Corgnati.
È stata una donna dalla vita sicuramente non facile, Milva, scandita da rapporti sentimentali tormentati, come quello con Luigi Pistilli che nel 1996 si suicidò prima dell'ultima replica dello sfortunatissimo Tosca ovvero prima dell'alba di Rattigan in cui i due erano in scena insieme.
All'anagrafe di Goro, in provincia di Ferrara, era stata registrata come Maria Ilva Biolcati il 17 luglio 1939. A vent'anni vince un concorso per voci nuove alla Rai e due anni dopo arriva terza a Sanremo. Da subito si fa notare per i capelli rossi, la voce potente, la grinta ancora naif che con l'esperienza diventerà inconfondibile temperamento. Diventa così la Pantera di Goro, come Mina era la Tigre di Cremona, Iva Zanicchi l'Aquila di Ligonchio e Orietta Berti l'Usignolo di Cavriago, una delle protagoniste assolute della scena musicale dell'Italia del Boom. Molto presto però sceglie di dedicarsi a un repertorio diverso, spinta dalla sua sempre dichiarata convinzione di donna di Sinistra: nel 1965 pubblica Canti della libertà, raccolta di celebri inni libertari e incide Bella Ciao che canterà anche a Canzonissima.
L’incontro con Giorgio Strehler è fondamentale per la sua evoluzione artistica: grazie a lui scopre e studia Bertoldt Brecht, un classico del suo repertorio, fino a diventare una splendida Jenny dei Pirati nella memorabile edizione dell'Opera da tre soldi del 1973 con Domenico Modugno. Strehler la studia e corregge, per togliere i difetti dei cantanti televisivi e radiofonici e costruisce il personaggio. Con Strehler collabora non solo al Piccolo ma anche alla Scala, mettendo la sua voce magnetica e la presenza scenica a disposizione di alcuni dei progetti culturali più coinvolgenti e innovativi della seconda metà del 900.
Dagli anni '70 in poi Milva segue una doppia traiettoria professionale: quella della sofisticata interprete dei repertori più importanti e quella della cantante da Sanremo, dove è apparsa per l'ultima volta nel 2007 in coppia con Giorgio Faletti con The show must go on. Ma anche alle prese con la parte più leggera della sua esperienza artistica, non perde mai l'aplomb della diva brechtiana. Milva ha collaborato con Luciano Berio, ha cantato testi di Umberto Eco, Italo Calvino, Andrea Zanzotto e Alda Merini, è stata l'interprete prediletta di Astor Piazzolla e Morricone e Theodorakis hanno scritto per lei. Ha interpretato il repertorio di Edith Piaf, portando al successo Milord, e Amalia Rodriguez. La Pantera di Goro è anche “la Rossa” come il titolo di un suo celebre album prodotto da Enzo Jannacci: sofisticata, impegnata, consapevole di sé, si concedeva delle vacanze leggere nei varietà televisivi o nei festival tra un impegno e l'altro.
Decisivo anche l’incontro con Franco Battiato all'inizio degli anni '80: i due produrranno una trilogia, aperta dall'album Milva e dintorni, ma non c'è dubbio che il frutto più bello sia Alexanderplatz, capolavoro di elettronica applicata al pop in cui Battiato, sfruttando la naturale teatralità della voce, da corpo alle inquietudini di quegli anni. Rimarrà uno dei più grandi successi della sua carriera, un pezzo che lei porterà in giro per il mondo. Non conosco nessun patrizio, l'ultimo album della trilogia con Battiato è stato pubblicato nel 2010 proprio nell'anno in cui è stata insignita del titolo di Cavaliere della Legion d'Onore. Tornata più volte a recitare con Strehler, si è calata nei panni di Lulu di Wedekind, è stata nei varietà del Sistina con Garinei e Giovannini in Un mandarino per Teo e Mai di sabato signora Lisistrata o della tv come Al Paradise o Palcoscenico. Ha cantato musica “alta”, ma anche le canzone napoletane e ha inciso un duetto con Albano.
Una figura storica della musica italiana, che ha cantato in tutto il mondo, nei teatri più importanti, che rappresenta un caso unico nelle vicende della nostra canzone perché ha saputo svincolarsi dalle convenzioni per raccogliere la sfida della Cultura.
Si era ritirata dalla scene dal 2013, nel 2018 a Sanremo le è stato assegnato un premio alla carriera che è stato ritirato dalla figlia. Non poteva essere che al Piccolo, dove da pantera di Goro diventò una diva brechtiana, l'ultimo saluto di Milano a Milva. La sua camera ardente sarà infatti allestita martedì nel foyer dello Strehler.