Addio a Santagata dantista appassionato critico e romanziere

10 Novembre 2020

Il docente (73 anni) era malato ed ha contratto il Covid  Amico fraterno di Vasco, era nato a Zocca e viveva a Pisa

PESCARA. Scrittore, critico letterario, professore all’università di Pisa, grande dantista, tra i massimi esperti della lirica italiana ottocentesca da Petrarca e Leopardi, aveva traslato il grande amore per i classici nei suoi romanzi e con “Il maestro dei santi pallidi” aveva vinto il premio Campiello 2003. Si è spento a 73 anni all’ospedale di Pisa Marco Santagata. Il docente era malato da tempo, ma l’infezione del Covid ha fatto precipitare il suo quadro clinico già compromesso.
È stato il rettore dell'università di Pisa, Paolo Mancarella, ad annunciare la sua morte. «Con Marco», ha scritto Mancarella in un messaggio, «ci lascia un grande intellettuale e un amico generoso. Di lui oltre al grande sapere, ci mancheranno l’infinita curiosità, il desiderio di conoscere e la sottile ironia. È stato uno dei grandi maestri del nostro ateneo e il vuoto che lascia difficilmente sarà colmabile. Anche per questo, in segno di riconoscimento, avevo pensato a lui come professore emerito».
Santagata era nato a Zocca, paese che condivideva con il fraterno amico Vasco Rossi. Laureatosi all'Università di Pisa come allievo della Normale, vi si perfezionò poi in letteratura italiana, nel 1970. Divenuto negli anni docente universitario di fama internazionale (di Filologia dantesca e umanistica, infine professore ordinario di Letteratura italiana nel 1980), pubblicò numerosi lavori e diversi romanzi, tra cui dunque il Campiello “Il maestro dei santi pallidi” , “Papà non era comunista” (1996, Premio Bellonci per l'inedito), “L'amore in sé (2006, Premio Riviera delle Palme-San Benedetto del Tronto e Premio Stresa di Narrativa), “Il salto degli Orlandi” (2007), “Voglio una vita come la mia” (2008) e “Come donna innamorata” (2015, finalista Premio Strega), titolo preso da un verso del Purgatorio, XXIX canto (la donna è Matelda, unica abitante fissa del Paradiso Terrestre, che condurrà il poeta al cospetto di Beatrice).
Fece parte della Giuria della Sezione Narrativa del Premio Nazionale Letterario Pisa. Le sue ultime opere, come le biografie di Dante (Premio Comisso 2013 e Premio Brancati) e Petrarca, uniscono alla conoscenza accademica il piacere del testo narrativo. Per amore della narrazione Santagata poteva rinunciare a note e postille critiche. Non gli interessavano solo le questioni filologiche ma quelle universali: l’amore, la vecchiaia, l’ambizione, i tradimenti che fanno parte della vita di ciascuno, critico togato o povero cristo. A chi glielo chiedesse, lui rispondeva soltanto che voleva far «scendere Dante dal piedistallo». L’ha fatto, restituendo il poeta sommo alla vita difettosa che accomuna i grandi alla gente comune.
Tra i suoi allievi, Claudio Giunta, Angelo Eugenio Mecca, Vinicio Pacca, Michelangelo Zaccarello. Cordoglio dal ministro Dario Franceschini: «Con la scomparsa di Marco Santagata, membro del Comitato per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri nel 2021, la cultura italiana perde uno studioso e dantista di grande valore, un narratore appassionato e un acuto critico letterario». (lad’i)