Addio a Toni Santagata, tanto folk col sorriso

Il cantautore e cabarettista aveva 85 anni ed è morto all’improvviso, il suo “Quant’è bello lu primm’ammore” scandalizzò
Toni Santagata se n’è andato all’improvviso a 85 anni lasciando il ricordo di una carriera singolare, sempre in bilico tra cabaret, canzone popolaresca, intrattenimento senza pretese intellettuali. Anche lui faceva parte della nutritissima rappresentanza pugliese protagonista della canzone e dello spettacolo: era nato nel 1935 a Sant’Agata di Puglia e il suo nome all’anagrafe era Antonio Morese.
Come tanti suoi colleghi e conterranei si era trasferito già negli anni Cinquanta a Roma dove aveva cominciato ad esibirsi nei cabaret – è stato tra i primi a farlo in dialetto pugliese – e nel 1959 è già uno dei protagonisti dell’Embassy, uno dei simboli della dolce vita romana, ed è suo anche il palco del leggendario Folkstudio. I suoi titoli più famosi li ha scritti all’inizio della carriera, a cominciare da “Quant’è bello lu primm’ammore” (firmato con Tata Giacobetti), canzone apparentemente innocua ma molto audace per l’epoca visto che parla di tradimenti e corna appese. Il brano è pubblicato come retro del disco “Miezz’a la piazza, canzoni di Tony Santagata versi e musica”, non depositate «volutamente» alla Siae, ma pubblicate come D.R. (Diritti Riservati). Il disco viene subito censurato dalla Rai. Seguono “La zita” e “Li strascinete”, quest’ultimo costruito sulla melodia di “When The Saints Go Marchin’In”, omaggi evidenti, con la chiave umoristica del cabarettista, al rapporto tra il popolo, il cibo e la fame. Un altro suo successo degli anni Settanta, “Lu maritiello”, racconta di un marito col vizio del bere che cerca il perdono della moglie. La verve comica (è stato anche protagonista al Derby di Milano) e il modo così peculiare di essere Folk gli aprirono le porte dei grandi varietà televisivi, Canzonissima compresa, senza contare il Cantagiro, il Festival di Sanremo, Un disco per l’estate. Nel ’71 la Rai lo invita a partecipare al programma Speciale 3 milioni dove presenta: “Il gallo contestatore”, “La pagnotta”, “Un esercito di viole”, “Il seminatore”. Nel 1974 Vittorio Salvetti lo scrittura nello spettacolo a tappe “Invito al sud”. La sua apertura a temi ambientalisti lo porta a firmare la sigla di “A come Agricoltura”, storico rotocalco della Rai progenitore di “Linea Verde”. È stato anche autore e conduttore di programmi radiofonici, tra cui Radio Punk, nonché compositore di moderni melodrammi, dei quali fa parte quello dedicato a Padre Pio eseguito nella sala Paolo VI in Vaticano nel giorno della canonizzazione del frate di Pietrelcina. È stato inoltre tra i fondatori della Nazionale Attori, della quale è stato a lungo capocannoniere. L’artista è stato un anticipatore di un filone della canzone umoristica dialettale negli anni in cui il Folk era più accostato alla militanza politica che all’intrattenimento: la sua popolarità in fondo se l’era guadagnata scegliendo di apparire vicino ai protagonisti delle sue canzoni. «Caro Toni, oggi il dolore forte e improvviso ci ha colpito», scrive nel messaggio di cordoglio il governatore della Puglia Emiliano, «ma la gioia, l’orgoglio e l’energia che ci hai trasmesso sono più forti della morte. E quindi tu per noi sei vivo e balli e canti con noi. Con affetto infinito».
