Addio a Tosi, il costume come arte della scena

11 Agosto 2019

Amico di Zeffirelli aveva 92 anni, Oscar alla carriera nel 2013 creò per i grandi: da Visconti a Wertmuller

Quando nel 2013 l'Academy conferì a Piero Tosi l'Oscar alla carriera, volle riassumere nel suo più prestigioso riconoscimento un omaggio al genio pienamente italico di uno straordinario creatore, ma anche la conferma per una scuola d'eccellenza tutta italiana che sa dare filo, stoffa, smalto e splendore alla creazione dei registi.
Con Piero Tosi, morto ieri a Roma a 92 anni, se ne va un artista globale che del pittore Ottone Rosai (suo maestro) eredita il senso della luce e del colore e che delle nostre più prestigiose sartorie trasfigura la passione per la materia di cui sono tessuti i sogni. Toscano, natio di Sesto Fiorentino, classe 1927, Tosi approda a Roma giovanissimo, chiamato da un conterraneo che crede in lui come Franco Zeffirelli e che lo presenta alla corte del granduca Luchino Visconti. In realtà fa le sue prime prove a Firenze come costumista teatrale nel '47 per Il candeliere diretto da Franco Enriquez, ma già 2 anni dopo Visconti lo chiama per il suo Troilo e Cressida allestito al Giardino di Boboli. I due si intendono immediatamente sul filo del gusto raffinato, della solida formazione del costumista diplomato all’Accademia fiorentina di Belle Arti, dell'idea del costume come forma espressiva del personaggio. E proprio Visconti inizia Tosi al cinema nel 1953 con Bellissima in cui è chiamato a trasfondere il realismo d'ambiente e l'immagine di Anna Magnani in una creazione tanto naturalista quanto immediatamente riconoscibile.
.Da lì parte un sodalizio umano e artistico che vedrà Tosi protagonista in ben 12 capolavori viscontiani (praticamente tutti fino a L'innocente), ma anche in teatro (memorabile la loro Locandiera) e nell'opera lirica da Macbeth a La sonnambula. Quasi per osmosi il grande costumista affianca da subito anche le creazioni di un maestro del calligrafismo cinematografico come Mauro Bolognini che sarà il suo mentore in una dozzina d'occasioni tra Il bell'Antonio e Metello e riprenderà l'eredità viscontiana insieme all'amico Zeffirelli per La traviata e Storia di una capinera. Ma sarebbe restrittivo legare il nome di questo generoso e vitale genio al solo cinema in costume. Eccolo a fianco dell'esordiente Franco Brusati (Il padrone sono me, 1955),e poi di Risi, Monicelli, Comencini, De Sica, Pietrangeli, ma anche Castellani, Matarazzo, Camerini esponenti della generazione precedente. Memorabili poi i suoi incontri con Pasolini (Medea,’69), Liliana Cavani (fin da Il portiere di notte,’74) e ancora Lina Wermuller col Giornalino di Gian Burrasca del ’64.
È lei, alla direzione del Centro Sperimentale di Cinematografia a volerlo nel’88 per insegnare la sua arte, mestiere che svolgerà per quasi 30 anni . Con Zeffirelli firma nel 2009 la sua ultima creazione col cortoOmaggio a Roma. Tre David di Donatello, 8 Nastri d'Argento, due Bafta, un premio a lui intestato al Bi&Fest di Bari dal 2009 scandiscono la sua carriera a fianco delle 5 nomination all'Oscar prima della statuetta onoraria nel 2013.