Addio a Umberto Lenzi il regista che inventò il Monnezza

ROMA. Nel titolo del suo ultimo romanzo (appena uscito per le edizioni Golem) c'è tutto Umberto Lenzi, amante dei generi più popolari, sarcastico fino all'autoironia, compiaciuto cinefilo nel...
ROMA. Nel titolo del suo ultimo romanzo (appena uscito per le edizioni Golem) c'è tutto Umberto Lenzi, amante dei generi più popolari, sarcastico fino all'autoironia, compiaciuto cinefilo nel richiamo al filone spionistico battezzato da Ian Fleming. Si parte dalla pagina scritta nel ricordare Umberto Lenzi, nato a Massa Marittima il 6 agosto 1931 e scomparso ieri a Ostia dove da tempo viveva in una casa di riposo, perché i romanzi erano diventati la sua passione e il suo orgoglio dopo il ritiro dal cinema all'inizio degli anni '90. Ma il demone della celluloide invadeva i suoi ricordi e infatti tutti i suoi migliori gialli hanno per sfondo il cinema al tempo del fascismo con storie criminali che si intrecciano a titoli celebri, da «I miserabili» a «Cuore», da «Harlem» alla stessa Cinecittà che è protagonista della sua prima prova del 2008 in cui i teatri di posa romani si alternano con la Toscana Pisorno. Scopre il suo vero talento di regista del giallo nel 1966 quando, ispirandosi a un fumetto di grande successo, dirige con occhio attento alla pop art il fortunatissimo «Kriminal» che resta oggetto di culto. lCome regista frequenta il genere cannibalistico in coppia con Ruggero Deodato, l'avventura bellica, il poliziottesco che ne farà uno degli idoli di Quentin Tarantino e il pigmalione di due star del genere: Maurizio Merli di cui farà la fortuna e Tomas Milian, una sua scoperta con cui lavorerà sette volte fino a un traumatico scontro. Sono gli anni '70 di «Milano odia: la polizia non può sparare» (1974), «Roma a mano armata» e «Napoli violenta» (1976) fino a «Il trucido e lo sbirro» in cui, insieme all'attore, inventa il personaggio di Monnezza, sempre nel 1976.
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