Addio al “re dei talk” Larry King l’intervistatore di presidenti e star

NEW YORK. Bretelle rosse, accento di Brooklyn e un leggendario salotto tv dove per decenni sono passati presidenti e aspiranti tali, celebrità, ma anche persone comuni e anche una donna nel braccio...
NEW YORK. Bretelle rosse, accento di Brooklyn e un leggendario salotto tv dove per decenni sono passati presidenti e aspiranti tali, celebrità, ma anche persone comuni e anche una donna nel braccio della morte. Larry King, il “re delle interviste” che improvvisava perché «meno ne sapeva, meglio venivano», è morto a 87 anni in un ospedale di Los Angeles dopo settimane di battaglia contro il Covid. Questa informalità da uomo della strada era stata la ricetta del suo successo: in oltre 60 anni, 25 dei quali alla Cnn, Larry aveva chiacchierato con circa 50 mila individui, tra cui tutti i presidenti americani da Nixon a Obama, leader mondiali tra cui Gorbaciov, Tony Blair e Putin, divi dello spettacolo come Marlon Brando (che baciò sulla bocca). E poi membri di case reali, capitani d'industria , vittime di delitti, disastri e anche esperti di Ufo. Il suo vero nome era Lawrence Harvey Zeiger: aveva cominciato con la radio negli anni ’50 per approdare nel 1985 alla Cnn in un programma serale di interviste diventato ben presto campione di audience. Era stato lo stesso Ted Turner ad assumerlo e il suo primo ospite fu l'allora governatore di New York Mario Cuomo. La Cnn aveva cancellato lo show nel 2010 perché troppo apolitico, a fronte della concorrenza «di parte» di Sean Hannity della Fox e Rachel Maddow di Msnbc, ma l'ex fattorino di Bensonhurst, che non aveva mai frequentato il college, era un sopravvissuto nato e aveva continuato fondando, in streaming, il «Larry King Now». Infiniti problemi di salute, tra cui infarti, diabete e un tumore ai polmoni. Da tabloid la sua vita privata: sposato otto volte con sette donne diverse, tutte molto più giovani di lui, vittima della passione delle corse dei cavalli, era andato due volte in bancarotta e una volta nel 1971 era stato arrestato per truffa. L'anno scorso era stato orribile: dopo un grave ictus, in tre settimane aveva perso due dei cinque figli.
Larry intervistava senza cercare lo scontro: faceva parlare i suoi interlocutori che stavano in fila, negli anni d'oro, per sedersi al suo tavolo. Non era un giornalista, ma spesso il suo show faceva notizia: come quando nel 1992 il miliardario Ross Perot annunciò la candidatura alla Casa Bianca, terzo incomodo tra George H.W. Bush e Bill Clinton. O quando Liz Taylor, arrivata a quota otto mariti, confidò che non si sarebbe mai più sposata. Clamoroso quando nel 1998 portò il suo show nelbraccio della morte del Texas per intervistare Karla Fay Tucker, una donna che di lì a un mese sarebbe stata giustiziata. Oggi l'uscita di scena dopo aver perso la battaglia contro il Covid. Tra le tante testimonianze di cordoglio, quella dello 'zar': Putin ha affidato al portavoce il suo omaggio, rimarcandone la «professionalità e l'indiscutibile reputazione giornalistica».