Addio Lucia Bosè, bellissima ironica antidiva

24 Marzo 2020

Morta per coronavirus l’attrice amata da Visconti e Antonioni, Miss Italia nel '47, lasciò il cinema per il torero Dominguin

L’ultima volta che in Italia abbiamo avuto la fortuna di vederla è stata alla Festa del Cinema di Roma 2019 e, pochi giorni prima, alla Casa del Cinema per un festival iberoamericano. Minuta ed elegante, col vezzo dei capelli virati al blu di Prussia, disponibile e curiosa, non parlava troppo volentieri del suo passato.
Lucia Bosè – morta ieri a 89 anni a Segovia, secondo i media spagnoli, vittima del coronavirus – mostrava piuttosto un’insaziabile passione per quel cinema che due volte aveva sedotto e abbandonato, per i nuovi talenti, per il documentario. Era stata una diva amatissima e distante, ma si preoccupava di più di mostrare il suo lato sorridente e amichevole con cui, pian piano, aveva ritrovato la sua natura più autentica. Le piaceva parlare d’arte, di libri letti, di persone normali incontrate e diventate amiche, anche quando si chiamavano Picasso o Visconti. Non è facile fissare un’immagine di Lucia Bosè, specie per chi non ha avuto la fortuna di vivere la dorata stagione in cui, da ragazzina spensierata a commessa di pasticceria nella sua Milano, si trasformò in popolare star di Cinecittà grazie all’inattesa partecipazione al concorso per Miss Italia 1947.
Vinse, nonostante fossero arrivate in finale concorrenti come Gianna Maria Canale e Gina Lollobrigida (seconda e terza), Silvana Mangano e Eleonora Rossi Drago. Al negozio l’aveva notata Luchino Visconti, avrebbe dovuto interpretare Riso amaro con Giuseppe De Santis, ma la famiglia si oppose considerando il ruolo sconveniente e il suo posto venne preso proprio dalla Mangano. Testardo, il regista la richiamò per Non c'è pace tra gli ulivi (1950) e poi per Roma ore 11. Ma è stato Antonioni a farne un’attrice versatile e «diversa» dalla tradizione neorealista prima con Cronaca di un amore (sempre del 1950) e poi con La signora senza camelie (1953). E questo le costò l'amicizia di Visconti che pur essendo stato il suo primo pigmalione, non la chiamò mai più.
Invece il cinema italiano la portò alla ribalta con ruoli sempre diversi, compresa la commedia, mentre nella vita privata i rotocalchi le attribuivano infiniti flirt e le dedicavano copertine. Il tumultuoso fidanzamento con Walter Chiari durò finché, in Spagna per un film di Luis Berlanga (Gli egoisti, 1955) la sua vita cambiò. Era ormai una diva internazionale, lavorava con Cocteau e Bunuel, parlava il francese, aveva affinato una recitazione straniata e segreta che la vedeva rivaleggiare con Silvana Mangano. Ma a Madrid, a una cena, conobbe il torero Dominguin che sposò nello stesso 1955. Un matrimonio d’amore e passione che le regalava tre figli (il notissimo Miguel, Lucia e Paola) ma la privava del set. Da vero padre-padrone il torero più famoso di Spagna le impose la chiusura della carriera artistica. Dopo più di 10 anni la loro unione finì tempestosamente e Lucia ritrovò il piacere del cinema. Fu il più matto dei registi di quella generazione, Pedro Portabella, a offrirle una seconda chance con Nocturno 29.
A richiamarla in Italia furono i Fratelli Taviani (Sotto il segno dello scorpione) e Fellini (Satyricon), nel 1969. Si può dire che la misteriosa e solitaria matrona inventata per lei dal Grande Riminese rimane un’icona scolpita, il segno di una nuova maturità artistica. Da allora la carriera di Bosè sembra più dettata da curiosità e amicizia che dalla ricerca del successo: la chiamarono Bolognini (3 volte), Cavani, Duras, il genio dei costumi Beni Montresor, l’esordiente Carlo Tuzii, Giulio Questi, Jeanne Moreau. Fino all'incontro con Francesco Rosi che la volle Placida Linero nel suo Cronaca di una morte annunciata (1987). Un addio al cinema, interrotto poi da sporadiche apparizioni (perfino nella serie tv Capri), sempre doppiata nei suoi lavori italiani, gran dama in Harem Suare di Ozpetek, raffinata aristocratica in I vicerè di Faenza. La luce che si è spenta ieri brillava però in ogni sua apparizione: veniva dagli occhi accesi da passioni improvvise e private malinconie; sgorgava da un corpo minuto pieno di energia, si tingeva della sua voce calda dalle inflessioni spagnole sempre più marcate.
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