Addio Riccardo De Antonis, artista della luce

8 Maggio 2020

È morto a Roma all’età di 67 anni il fotografo di origine teramana, figlio del grande Pasquale, autore di reportage e ritratti

Di padre in figlio l’arte della fotografia. Di padre in figlio, come il titolo di una mostra romana che dieci anni fa accostò le opere di Pasquale e Riccardo De Antonis: il grande fotografo teramano diventato a Roma un maestro, e il figlio romano cresciuto a bottega, degno erede ma con una sua voce. Riccardo De Antonis, legatissimo alle radici abruzzesi, è morto due giorni fa a Roma, a 67 anni, dopo aver lottato per due anni con una malattia che non era riuscita a renderlo inoperoso. Lascia la compagna Anna Maria e il loro figlio Massimo, curatore internazionale dell’Archivio De Antonis.
Riccardo De Antonis era nato nella capitale il 22 dicembre 1952, figlio di Pasquale e della moglie pescarese Elide. Dopo aver studiato arte e teatro alla Sapienza aveva iniziato a collaborare col padre e nel tempo, oltre ad affermarsi a sua volta come fotografo, era diventato custode e divulgatore dell’immenso archivio familiare. Riccardo De Antonis è stato uno dei più importanti fotografi italiani, si è dedicato alle foto d’arte, di paesaggio, al teatro sperimentale d’avanguardia e ricerca di cui ha documentato l’esplosione tra gli anni Settanta-Ottanta, immortalando le performance di Pina Bausch, Memè Perlini, Magazzini Criminali e tanti altri protagonisti di un teatro non di parola ma di immagine e movimento. Con nuove tecnologie e una nuova idea della creatività Riccardo aveva così proseguito il discorso paterno sul teatro, con un lavoro originale su luce, spazio, fisicità.
Era docente di fotografia nell’Istituto Quasar di Roma. Parallelamente alla sua attività e alle tante mostre personali, Riccardo aveva collaborato alla realizzazione di importanti mostre dedicate al padre, come la grandiosa esposizione “Pasquale De Antonis, un fotografo a teatro - Da Visconti a Strehler da Gassman a Mastroianni”, allestita a maggio 1998 a Genova, Roma, Teramo. Nella sua città Pasquale, che il 4 aprile aveva compiuto 90 anni, volle esserci: il maestro arrivò al braccio di Riccardo, che da lui aveva ereditato grazia e cortesia oltre al talento. Dopo la morte del padre, il 1° febbraio 2001, Riccardo era tornato più volte a Teramo, mantenendo vivo il legame con le origini e collaborando alle mostre allestite dall’associazione culturale Teramo Nostra, realizzate insieme a preziose pubblicazioni grazie alla sua costante disponibilità: “L’antico camposanto di Teramo” nel 2001, “Pasquale De Antonis - Fotografie astratte 1951- 1957” nel 2003, “Fotografie per il cinema 1940/1960” nel 2008, centenario della nascita del maestro, e altre ancora. Oltre a tante esposizioni nella capitale, come l'omaggio di AltaRoma “Pasquale De Antonis. Fotografia di moda 1946-1968” a Palazzo Poli nel 2008, e in tutta Italia. Oltre alla mostra “Di padre in figlio” nel 2010 nella galleria Monserrato Arte ‘900, i De Antonis erano stati accostati quattro anni fa nella rassegna, sempre a Roma, di Acta International “Abruzzo 1935 / Afghanistan 1978. Fotografie di Pasquale e Riccardo De Antonis”, curata da Diego Mormorio.
Al rientro dall'Afghanistan il 26enne Riccardo mostrò al padre le fotografie scattate in quel Paese e Pasquale notò come in quei volti, paesaggi, atmosfere si potesse ritrovare qualcosa dell’Abruzzo arcaico e magico che aveva raffigurato negli anni Trenta, scrivendo una pagina pionieristica della fotografia etno-antropologica. Così era nata la mostra.
Anche in Abruzzo, nel 2009, nell’ex Aurum di Pescara le fotografie dei De Antonis furono poste in fertile dialogo dalla Fondazione Michetti e dal suo presidente Vincenzo Centorame. «Mio padre amava l’arte e la socialità e, a parte la figura artistica, tutti ricordano la sua risata, sempre in grado di portare il buonumore, una positività che non è mai venuta a mancare nemmeno davanti alle difficoltà», ha detto al Centro Massimo De Antonis, che non è fotografo come il padre e il nonno ma, nato e cresciuto in quell’ambiente, ne ha respirato la cultura, assorbendo l’amore per l’arte e applicando quanto imparato a computer grafica e programmazione.
A lui, che già si occupava col padre della promozione all’estero dell’Archivio De Antonis (www.deantonis.com, canali social “De Antonis Archive”), il compito di continuare a custodire e divulgare un enorme patrimonio culturale.
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