Al Lido il film di Mundruczó prodotto da Scorsese

VENEZIA. «Pieces of a Woman è stata una profonda esperienza emotiva sin dalla prima scena che non ha fatto altro che diventare più forte con lo scorrere del film. Kornél ha uno stile immersivo e una...
VENEZIA. «Pieces of a Woman è stata una profonda esperienza emotiva sin dalla prima scena che non ha fatto altro che diventare più forte con lo scorrere del film. Kornél ha uno stile immersivo e una fluidità con la macchina da presa per cui è impossibile distogliere lo sguardo e non restare coinvolti». Parola di Martin Scorsese che fa una sintesi perfetta di questo strano film di Kornél Mundruczó. Il film, in corsa per il Leone d'oro in questa 77/ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, ha come protagonisti una coppia di Boston in procinto di avere un bambino: Martha (Vanessa Kirby, in concorso anche con The World to Come e famosa per la serie tv The Crown) e Sean Carson (Shia LaBeouf). Tutto parte con un travaglio in casa, della durata di ben venticinque minuti, che sembra, per colpi di scena e ritmo, un thriller: urla, strilli e dolore a non finire, ma non ci si annoia. Si entra così subito nel dramma perché la bambina, appena nata, muore dopo solo cinque minuti e della sua morte viene accusata l'ostetrica che non avrebbe valutato bene l'esigenza di correre in ospedale.
La vita della coppia cambia inevitabilmente anche per la ingombrante quanto silenziosa presenza della dispotica madre di Martha (Ellen Burstyn), una ricca signora che non ha mai amato la scelta matrimoniale della figlia e che considera il genero poco più di un miserabile da comprare.
Il film, di cui Scorsese è produttore esecutivo, nasce da un'esperienza personale del regista ungherese condivisa con la compagna, l'attrice e sceneggiatrice Kata Weber. «È possibile sopravvivere dopo che si è persa la persona che più si amava? A cosa ci si aggrappa quando sembra che non ci siano più appigli? Mia moglie ed io», spiega il regista «volevamo condividere con il pubblico una delle nostre esperienze più personali attraverso la storia di un figlio non nato, nella convinzione che l'arte possa essere la miglior cura per il dolore. Saremo gli stessi di prima dopo una tragedia?».