Alberto Di Fabio, dagli acrilici alla prova del racconto

TERAMO. L'artista abruzzese Alberto Di Fabio, uno dei nomi di spicco dell'arte contemporanea italiana, presenta oggi a Roma, nel suo atelier di via Montecuccoli, il suo libro “Nei cieli della mente”....
TERAMO. L'artista abruzzese Alberto Di Fabio, uno dei nomi di spicco dell'arte contemporanea italiana, presenta oggi a Roma, nel suo atelier di via Montecuccoli, il suo libro “Nei cieli della mente”. Appuntamento alle ore 17.30. Si tratta di un racconto, il primo del pittore originario di Avezzano (classe 1966), pubblicato dalla Di Felice Edizioni nella collana Fili d'erba diretta da Alessandra Angelucci. Alla presentazione interviene Alberto Di Fabio insieme alla curatrice della collana. Il racconto “Nei cieli della mente” è articolato in capitoli - Corpo astrale, La montagna, Cristallo di terra, Vortici di memoria, L'isola - in cui il pittore abruzzese racconta per la prima volta i suoi paesaggi della mente, la genesi della sua ispirazione. Il testo è a cura di Mattia Andrès Lombardo.
Alberto Di Fabio, artista quotato anche in ambito internazionale, con i suoi acrilici su tela di grande formato mette in relazione macrocosmo e microcosmi, creando una pittura astratta suggestiva che fa dialogare la scienza con l'umano, l'arte e la fisica, spazio e terra, testimoniando il legame esistente fra il materiale e l'immateriale. Nella sua produzione artistica si rincorrono galassie, neutroni e fotoni, sinapsi, mappature di un universo la cui dimensione è senza tempo. Il suo originale linguaggio artistico ha suscitato più volte l'interesse degli studiosi: nel 2014, ad esempio, è stato invitato dal Cern di Ginevra per una mostra, accompagnata dalla conferenza “Art meets science in the work of Alberto Di Fabio”. Molti i riconoscimenti, tra i quali, nel 2010, alla Fondazione Michetti, il Premio istituito dall'astrofisico Remo Ruffini. «Mi piace pensare ad Alberto Di Fabio» scrive Angelucci nella prefazione a "Nei cieli della mente" «come a un musicista, un occhio dello spirito sempre in ascolto, pronto a tradurre sulla tela le cromie dei suoi paesaggi della mente: le montagne, le rocce, il cielo, l'orizzonte, il mare come segni di un dio presente e misterioso. I suoi paesaggi sono geroglifici di una corteccia visiva in cui l'osservatore può riconoscere il mistero del cosmo, i cortocircuiti delle sinapsi, la consistenza eterea di una natura che l'artista vive come luogo sacro. Potremmo considerare le sue opere come pagine di un immenso libro dell'aria, sinfonie in cui la levità del segno traduce la musica che genera l'universo, in quella leggera danza in cui suoni e colori si muovono su binari simili e paralleli». (afu)