«All’Abruzzo serve una dose di cosmopolitismo»

4 Marzo 2016

Lo studioso in un’intervista al Centro nel 2011: la politica industriale fatta da Gaspari è finita

PESCARA. «Il tempo eroico della politica industriale fatta da un uomo deciso e lungimirante come Remo Gaspari è totalmente finita. Purtroppo, questo tipo di politica industriale, che in altri luoghi combinò disastri e da noi ebbe risultati fortemente positivi per le singolari caratteristiche politiche e antropologiche dello stesso Gaspari, non può essere istituzionalizzata e quindi gestita da una pluralità di persone. Mancando un rimpiazzo per Gaspari, bisogna creare istituzioni che assumano il suo ruolo. Questo, come si è visto, è difficilissimo. Specie perché lo stesso Gaspari non è riuscito a farlo. D'altronde, se ci fosse riuscito, sarebbe stato quasi un miracolo. Questa è la sfida che si pone alla classe dirigente attuale e a quella del futuro, nella nostra regione». E’ ancora valido il referto sullo stato di salute dell’Abruzzo stilato da Marcello De Cecco in un’intervista rilasciata al Centro, il 24 luglio del 2011.

Alla domanda come si affronta la sfida che si pone alla classe dirigente abruzzese, l’economista lancianese morto l’altra notte, rispondeva così: «Con una dose super di modestia, guardando a realtà simili alla nostra, in Italia e all'estero e cercando di imitarle in quello che sono riuscite a fare meglio di noi. In generale, ci vuole una iniezione massiccia di cosmopolitismo, a tutti i livelli. E un forte balzo in avanti impresso alla qualità della educazione, a tutti i livelli».

Alla domanda «Qual è il principale problema che l'Abruzzo deve risolvere?», De Cecco rispondeva così: «La decadenza della qualità del capitale umano, quindi la qualità degli studenti che escono dagli istituti di educazione della scuola media superiore e dell'università. E' meglio, invece di puntualizzare che le cose non stanno così, come qualcuno certamente si affretterà a fare dopo aver letto queste righe, cercare, al più presto, di porre rimedio a questo che ormai è ben più di un pericolo».

Secondo Marcello De Cecco, il destino dell’Abruzzo era legato indissolubilmente a quello dell’Italia.

«Quando l'Italia si è fatta spazio nel mondo, così ha fatto anche l'Abruzzo nei confronti del resto d'Italia», diceva in quell’intervista di cinque anni fa. «E quando il paese ha cominciato a fermarsi e poi a perdere posizioni in Europa, lo stesso ha fatto l'Abruzzo nei confronti del resto d'Italia».

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