All’Argatone sulla neve fino al regno dell’orso

11 Gennaio 2019

Dalla Valle d’Appia ciaspolando si va tra i prati della Peltrara

Ci sono luoghi del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise che lasciano armoniose suggestioni. Nei boschi, le radure, i corsi d’acqua e gli affacci aleggia infatti il mistero delle orme che si incontrano, di odori nuovi, di sentieri incantati. Ogni volta entriamo in una favola e riportiamo indietro il nostro cuore che sorride.
Ce ne andiamo ai margini del Parco, partiamo da Bisegna dove, entrando in paese, ci si imbatte in cartelli che parlano di orsi, quelli che da queste parti sono di casa e, dunque, ci si avvia con il desiderio/timore di incontrarne. Scegliamo una giornata soleggiata e senza vento e partiamo presto al mattino. Con le racchette da neve al seguito ci si incammina sul sentiero A1, un lunghissimo sentiero che parte appena fuori del paese (sulla Strada provinciale 17 Pescina-Pescasseroli) e giunge fino a Pescasseroli, ma noi ci fermeremo prima.
Si inizia a salire sul Sentiero Natura che, con comode svolte sostenute da muretti a secco, entra in una stretta forra. Dopo circa 30 minuti si arriva al primo pianoro, con stazzo e fontanile: la Fonte d’Appia che dà il nome alla Valle che ci accingiamo a percorrere.
Da qui in poi nella stagione invernale occorre calzare le racchette da neve che ci accompagneranno fino alla fine per una lunga ma dolce salita: tra le ciaspolate invernali è una delle più suggestive e di soddisfazione. Si entra in un bosco di elegantissimi faggi innevati mentre la vallata si stringe ai piedi della parete Ovest della montagna Grande di Scanno. Sulla neve centinaia di orme: lepri, cervi, uccelli, ma anche cani e qualcuna un po’ più grande che ci ricorda che siamo nel regno dell’orso.
Dopo un’ora e mezza dalla partenza, a quota 1.630m circa, si entra nella valle della Fossa imboccando il sentiero W3 a sinistra. La Valle si allarga spesso su pianori bianchissimi con famigliole di faggi enormi, quasi isolotti sulla spuma nevosa. Dopo 6,5 km (1.780m di altitudine) ci si dirige nel bosco sulla destra seguendo i segnali sugli alberi e si sbuca sui prati della Peltrara (1.835 m).
Qui una sosta è d’obbligo perché il panorama è uno dei più belli sulla Marsica. L’ultima volta la pianura del Fucino era piena di nebbia e dunque il Velino e il Sirente, stupendi, sembravano ergersi da un mare di ovatta e poi al ritorno, con i colori del tramonto, galleggiare sull’antico lago.
Si riprende il cammino seguendo il limite del bosco fino alla quota di circa 2.000 metri, e si traversano verso Nord i prati sommitali del crinale del Monte Terratta, raggiungendo la sella a 2.061 metri. Da qui per arrivare alla vetta del Monte Argatone occorrono scarsi 20 minuti (3,30 ore dalla partenza) e la fatica sarà completamente ripagata dalla visione “aerea” di gran parte del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Ci si trova di fronte ad una serie infinita di cime bianche che si stagliano sull’azzurro del cielo abruzzese, culminando sull’interminabile profilo della Majella che occupa quasi tutto l’orizzonte ad Est. È un crinale lunghissimo, quello della Montagna Grande di Scanno, che non stanca, ma è ora di tornare indietro per la stessa via.
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