Altre frecciate tra Siffredi e la giornalista che lo accusa

Dopo la denuncia per molestie di Alisa Toaff, anche il pornodivo abruzzese nomina un legale: «Non sono un predatore»
ROMA. «Siffredi non si rende conto della gravità di quello che dice. Addirittura chiede che venga reso pubblico il mio nome, come se volesse mettermi all'indice. Ma sa di aver sbagliato e sa di rischiare, per questo prova a rovesciare la cosa su di me». Lo spiega al Corriere della Sera Alisa Toaff, la giornalista che ha denunciato il divo dell'hard per quelle che lei identifica come molestie sessuali. «Ho la colite per il nervosismo che mi è venuto a leggere certe sue risposte», aggiunge. «La polizia ha già una chiavetta Usb con tutto quello che ci siamo detti e scritti, compreso il testo dell'intervista. Com'era e come è stata modificata su sua richiesta. Non ho omesso niente. Sulle offese personali avrei potuto sorvolare ma non accetto in nessun modo che venga messa in dubbio la mia professionalità».
Siffredi, replicando, parla di una intervista “irrituale”. «Ho un figlio di nove anni, un compagno di quindici anni più giovane e ci provavo con lui? Non è proprio il mio tipo, né potrei mai andare con uno con la sua storia», chiarisce la giornalista. «Alla mia amica, che festeggiava il compleanno, ho chiesto io di essere presente. Sia perché è una sua fan e aveva l'occasione di conoscerlo, sia perché la sua presenza mi rassicurava, visti i precedenti messaggi di Siffredi e la sua fama di predatore. L'intervista non era stata autorizzata, ha chiesto lui di farla ugualmente, di persona, venendo a Roma in hotel. Quando ha capito che non c'era trippa per gatti, è scappato. Per ore ha insistito a chiamarmi e a mandare messaggi. Una persecuzione. Non accetta il rifiuto e mi svilisce come donna, dicendo che devo fare più sesso “per tornare normale”».
Intanto, sulla faccenda il re abruzzese del porno dà mandato al suo legale, Antonio Marino. «Nessuna molestia, tantomeno sessuale. L'unico incontro con la giornalista è avvenuto nella hall di un albergo, di fronte a decine di persone e sotto l'occhio di telecamere dei cui filmati è stata già richiesta copia», spiega l’avvocato. «Il signor Siffredi si dichiara esterrefatto per l'accusa, che respinge con fermezza», aggiunge, specificando che il suo assistito «ha già conferito apposito mandato per la tutela della propria reputazione». Il riferimento è alla frase “fama di predatore” riportata nell'intervista al Corriere. Secondo Siffredi, lo scambio di messaggi con la giornalista «è stato cortese» e «sereno il clima in cui si è svolta l'intervista». A prova di questo, le foto che sia la giornalista, sia l'amica “fan” avevano chiesto di fare insieme a lui per i social. Marino ha sottolineato anche che «a seguito della pubblicazione dell'intervista c'è stato un diverbio telefonico, con oggetto alcune lagnanze in merito alla trasposizione di quanto effettivamente da lui raccontato». Innanzitutto, all’attore non è andata giù la sua rappresentazione come persona “depressa”, poi alcuni commenti negativi su Alessandro Borghi e sulla serie Supersex. «L'attore si dichiara profondamente dispiaciuto e ribadisce le scuse già formulate privatamente e pubblicamente per le parole e i toni utilizzati nel litigio telefonico, ma resta ugualmente sconcertato dall'accusa infamante di “molestie sessuali” che respinge con vigore», conclude il legale.

