Ama trionfa ancora: Cremonini superstar Drusilla è strepitosa

4 Febbraio 2022

L’Ariston tutto in piedi sulle note di “50 Special” Favoriti per la vittoria Elisa e Mahmood/Blanco 

Riparte per la terza serata il circo Sanremo, forte dei risultati strepitosi delle prime due serate, grazie ai quali il Festival batte se stesso e infrange una serie di record storici.
Amadeus in apertura di serata omaggia il presidente Mattarella, che oggi ha giurato per il mandato bis. «Buon lavoro, presidente», ha detto Amadeus. «Lei è stato un punto di riferimento e lo è stato anche oggi quando ha ricordato l'importanza della cultura, delle arti, del teatro, cinema e musica». A Mattarella, il conduttore dedica un ricordo musicale: «Nel 1978 alla Bussola di Viareggio con sua moglie e suo fratello Piersanti era tra i fortunati dell'ultimo leggendario concerto di Mina. Allora ecco Grande grande grande, che è quello che pensiamo di lei».
Scende le scale Giusy Ferreri e subito si entra nel vivo della gara, con un’ottima l’interpretazione di Miele. Anche Highsnob e Hu sono in perfetta sintonia, mentre cantano l’amore tossico di Abbi cura di te. Seguono Fabrizio Moro con Sei tu e Aka7ven, un po’ imperfetto nell’esecuzione di Perfetta così, che comunque fa scatenare il pubblico nel ritornello.
E scende le scale, superando ampiamente la prova, anche Drusilla Foer, l’ironica nobildonna alter ego di Gianluca Gori, elegantissima in un ampio abito nero. Vuole cantare, ma Amadeus le ricorda che è li per condurre e dunque non può esibirsi: «Senta coso...», replica lei, «ma tutta la sera qua? Ma è un inferno, se dovevo fare la valletta non venivo». E ancora, riferendosi alla famosa farfallina di un’altra “valletta” di qualche anno fa, «se l'avessi saputo mi sarei messa qualcosa di più scosciato, ho anche un bel koala tatuato». Poi, rivolta al direttore di Rai1 Coletta, «Non può fare nulla, nemmeno se le do dei bacini?». Spigliata, spiritosa, raffinata, Drusilla è una spalla strepitosa, sia vestita da donna che vestita da Zorro (per tranquillizzare i benpensanti, dice) e perfino si commuove quando Michele Bravi, prima della sua esibizione, le fa i complimenti.
La Lettera al di là del mare di Massimo Ranieri emoziona per quella voce potente e impeccabile da “grande”. Dargen D’Amico, invece, la voce l’ha un po’ meno perfetta, ma scherza con Ama, gli regala i fiori e con Dove si balla fa muovere comunque l’Ariston, con la complicità degli orchestrali, tutti con gli occhiali da sole. Entra Irama, con un’esecuzione precisa di Ovunque sarai.
Superospite della serata è Cesare Cremonini: è la prima volta che mette piede al Festival in vent’anni di carriera, ma il medley dei suoi successi cantati in uno stato di grazia infiamma subito la platea. Il teatro è suo, non ce n’è per nessuno, soprattutto nella seconda uscita quando, dopo il nuovo singolo La ragazza del futuro, Cremonini intona a sorpresa quell’energetico inno alla giovinezza che è 50 Special, la canzone che fa scatenare tutti, ma proprio tutti, sopra e sotto il palco. E pensare che vent’anni fa, proprio questo brano fu scartato dal Festival. Una rivincita grandiosa: «Ma fu giusto così», dice Cremonini, «Non ero pronto».
Si balla tanto in questa serata, ora ci sono Rettore e Ditonellapiaga con Chimica, un ritornello semplice semplice, forse un po’ troppo. Vanno lisci Michele Bravi con L’inverno dei fiori, poi Rkomi con Insuperabile. Ma il fiato sospeso è per loro, Mahmood & Blanco, in black and white, Brividi veri e cantati che li proiettano immancabilmente nelle prime posizioni della classifica.
Immersione nell’atmosfera degli anni ’60 con Gianni Morandi e Apri tutte le porte, scritto per lui da Lorenzo Jovanotti. E anche per lui il teatro si alza in piedi. Tananai, invece, convince meno con Sesso occasionale, problemi di audio a parte. Il termometro dell’emozione risale con Elisa: O forse sei tu, voce perfetta, esibizione toccante. Forse la canzone vincitrice è da cercare qui.
Tutti di nuovo in piedi quando Amadeus accoglie Roberto Saviano, commemorando Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e le altre vittime di Capaci e Via d'Amelio. Nel trentesimo anno dalle stragi, il monologo di Saviano è una condanna alla cultura mafiosa: «il silenzio favorisce la mafia», dice, «e lascia da solo chi la combatte». «Per tutti noi Falcone e Borsellino sono simboli di coraggio», dice ancora il giornalista, «il coraggio è sempre una scelta tra prendere posizione e lasciar perdere che non significa rimanere neutrali, ma essere complici. La loro storia è quella di chi sceglie pur sapendo di rischiare».
Scorrono, uno dietro l’altro, la Rappresentante di lista, duo in rosa con Ciao ciao, canzone che migliora ad ogni ascolto e Iva Zanicchi, scuola che non tradisce e voce ancora potente per Voglio amarti. La serata va per le lunghe, a mezzanotte mancano ancora otto cantanti.