Andrea Delogu: in scena racconto pezzi della mia vita

8 Marzo 2023

La conduttrice e attrice in Abruzzo con “40 e sto” «È la mia storia, con momenti simili per tutti noi»

«Non è per nulla facile far entrare una donna nel suo quarantesimo anno di vita. Ed è ancor più difficile farla uscire». L’aforisma del drammaturgo francese André Roussin fa da esergo a “40 e sto”, spettacolo che Andrea Delogu porta in tour, con due date domenicali in Abruzzo: 12 marzo, ore 18, teatro Finamore a Gessopalena; 2 aprile, ore 21, Comunale di Città Sant'Angelo. Professionista eclettica, bellezza moderna, naturale simpatia, brillante e curiosa in tutte le declinazioni del suo percorso, conduttrice televisiva e radiofonica, scrittrice, podcaster, attrice e cantante, un Premio Fabrizio Frizzi e un cavalierato, la romagnola Delogu, classe 1982, ha ideato con Rossella Rizzi il monologo “40 e sto”, scritto da loro con Alberto Caviglia e Giovanna Salvatori. Regia Enrico Zaccheo, che tre anni fa diresse Andrea nel debutto teatrale “Il giocattolaio” di Gardner McKay (una tappa al Comunale di Atri), insieme all’ex marito, l’attore Francesco Montanari. Il Centro l’ha raggiunta telefonicamente.
La chiamiamo cavaliere?
Posso permetterle di chiamarmi Andrea (ride)
Allora, Andrea, “40 e sto” è il primo spettacolo da solista. Un bell’impegno.
Sì, sono da sola in palcoscenico. Lo spettacolo dura un’ora e un quarto, cerco di tediare il meno possibile il pubblico. È uno spettacolo importante per me, un faccia a faccia col pubblico che sceglie di venire a vedermi. Spero che piaccia.
Quanto c’è della sua vita?
Tutto. È il racconto della mia vita, ma attraverso i passaggi obbligati che abbiamo vissuto tutti. Per me è come una seduta di analisi.
Parla anche della sua esperienza con la dislessia, come ha già fatto nel libro “Dove finiscono le parole. Storia semiseria di una dislessica”?
Per me è fondamentale raccontarla sempre, non c’è abbastanza comunicazione sulla dislessia. È importante capire che si tratta di una caratteristica, come avere gli occhi azzurri, non si guarisce. In Italia, forse non tutti lo sanno, c’è una percentuale altissima di dislessici e prenderne atto, capirlo, permetterebbe di fare grandi passi avanti nella comprensione della dislessia.
Ha vissuto l’infanzia nella comunità di recupero di San Patrignano, dove si erano conosciuti i suoi genitori. Ne ha scritto una decina di anni fa nel romanzo “La collina”. Che ricordo ha di quel mondo e cosa le ha dato crescere a SanPa?
La comunità, dove ho vissuto fino ai dieci anni, mi ha dato molto. Non sono mai stata da sola. Mi ha insegnato il rispetto di quello che ci circonda e la necessità di condividere prima di chiedere. Tutto è di tutti. Il mio mondo è di tutti, non è solo mio. È anche per questo che faccio questo lavoro, per condividere.
Tra le tante cose fatte era molto seguito e amato, nonostante l’ora tarda, il programma di cinema di Rai2 “Stracult”, condotto con Marco Giusti. Lo riprenderete?
Proprio la settimana scorsa siamo stati a cena tutti noi del programma. “Stracult” era Giusti, grande critico cinematografico e autore televisivo. Senza di lui, andato in pensione, ci siamo fermati. Per educazione.
Si occupa di musica da sempre e frequenta il Festival di Sanremo dal 2016, dalle conduzioni radiofoniche per RaiRadio2 al Primafestival di quest’anno. Come ha visto evolvere la musica italiana e nell’edizione 2023 chi ha apprezzato?
Parlerei più di evoluzione del palcoscenico che si dà alla musica. Sanremo ha un pubblico che raccoglie tutti i gusti e generi. Erano anni che non si vedevano tanti nomi importanti in gara. Sanremo è un palco gigante che dà ascolto a tutti. Mi sono piaciuti Mengoni, che amo da sempre, Rosa Chemical, Olly, Lazza. Ma non c’è una canzone del Festival che non mi sia piaciuta.
Tv, radio, libri, dischi, teatro, cinema, podcast. Quale dimensione predilige? E cosa farà da grande?
In realtà vado a periodi. È un po’ come mangiare pizza per un mese, poi smetti e mangi solo insalata. Faccio così con le forme di comunicazione. Faccio un progetto e mi dedico a quello. Ma non ti devi abituare, se ti abitui non ti stupisci più. La fortuna di parlare a tante persone va rispettata. Un obbligo non dare mai nulla per scontato.