Annarita e Graziella e quella loro estate di fuoco

15 Luglio 2018

Due donne in un ufficio alla vigilia delle vacanze divise dall’antipatia «Una fiammata la investì verso la fronte dove i riccioloni le si accartocciarono»

Bella Annarita non lo era mai stata e neanche piacente e per dirla tutta aggiungeremo che era di temperamento saturnino, mora con un grosso naso ,i fianchi alti e i glutei a mandolino, forte di petto le gambe sottili e a quarant’anni suonati era ancora vergine, zitella o single come preferite.
Questa condizione era per lei di grande cruccio, orfana com’era anche di affetti e delle care presenze di un fratello adorato ingegnere a Milano e della nipotina Sara, che avrebbe ritrovati di lì a poco nella casa delle vacanze al mare. Nell’attesa delle ferie ormai prossime, era al computer mordicchiando nervosamente il labbro inferiore alla ricerca di una qualche inutile soluzione quando una brunona irruppe nella stanza con un solare «buongioorno». Annarita sollevò la testa e sorridendo rispose al saluto, restando a guardarla, attratta come sempre da tanta vitalità antelucana, lei che faticava il mattino ad alzarsi, ammalata da quel dover essere che l’assediava...
- Ma non è troppo alta l’aria condizionata? Te l’abbasso un po’,che dici?- squittì Graziella con quel suo fare fresco e conciliante mentre depositava un grosso fascicolo sul tavolo vicino.-Cento denti- pensò Annarita, ma candidamente, rivolgendole un sorriso gramo ma rassicurante:-Fai tu,forse è un po’ alta.-le disse, tornando poi ottusamente allo schermo livido. Graziella toccò di qua e di là e con un -Vabbene così! - si allontanò con un nuovo faldone serrato tra le braccia leggero come bambagia.
Annarita sollevando appena gli occhi, di taglio con le palpebre scese a metà come un basilisco o un lucertolone, la seguì con lo sguardo oltre la porta, nel vuoto lasciato dall’odore pastoso di Nivea dell’amica. La odio! La vorrei vedere morta…no invalida pensò, ma in fondo aveva buon cuore e sembrandole anche questa ipotesi un po’ eccessiva concluse che forse era meglio storta e calva e questo le sembrò sufficientemente punitivo.
Insomma ogni mattina così e non era il lavoro d’ufficio, la noia per quella vita senza vita che faceva ma la rabbia e tutta quell’ansia che le prendeva lo stomaco le venivano da quella musica, da quell’odore, da quella semplice allegra e disponibile vitalità che tirava fuori Graziella. Ma Annarita non ne poteva fare a meno e quando parlavano tra una scartoffia e un non so dire cosa, si sfogava di tutte le sue pene o quasi e quella aveva sempre la parola giusta e la consigliava e le diceva che doveva godersi la vita, lei che di figli e marito non ne aveva. Ma che altro avrebbe potuto fare! Perché è sempre così che quando pensi di essere libero e di fare quello che vuoi, non puoi e non sai fare altro che lagnarti della tua accidia e prendertela con chi ti mostra la vita bella e magari ti sembra ce l’ha.
Fuori il caldo era in agguato ma Annarita aveva bisogno di aria vera. Si alzò e aprì la finestra e respirò soddisfatta poi, in preda di un onnivoro nulla uscì dalla stanza e si diresse in bagno per via del tè verde che le aveva consigliato Graziella e che devotamente beveva a litri.-Sei al bagno?- ancora la voce di Graziella in sordina -Sono di qua ,nella tua stanza ..ah,visto che hai la finestra aperta ora me la fumo una sigaretta , tanto qui da te non viene nessuno-. Annarita odiava il fumo e più volte con tatto e delicatezza sovrana glielo aveva fatto notare ma inutilmente, e allora tacque, tanto quella l’avrebbe accesa lo stesso. -Che hai messo sui capelli, sono così lucenti?- le disse -Un olio meraviglioso che li regge a meraviglia!- rispose Graziella scuotendo il testolone tutto ricci e onde e poggiando sigarette e accendino sulla scrivania .-Vado a vedere se di là c’è il capo- aggiunse allontanandosi leggera oltre la stanza nel lungo corridoio. Annarita guardò l’accendino lo prese e senza esitare alzò la levetta della fiamma al massimo, poi lo poggiò lestamente e non contenta lo posizionò esattamente come prima. Una leggera ansia e un divertito candore le illuminò l’anima.
-Di là non c’è nessuno, sono al bar- .disse furtivamente Graziella tornando a sedere sulla scrivania e accavallando le gambotte portò la sigaretta alle labbra, poi provò ad accenderla. Una fiammata lunghissima e azzurrina la investì verso la fronte dove i riccioloni ricchi di Kerastase le si accartocciarono friggendo. Graziella salto giù dalla scrivania e tirando delle urla belluine cominciò a saltellare per la stanza facendosi schermo con le mani e colpendosi istericamente la testa nel tentativo di spegnere il presunto incendio. Annarita era rimasta immobile, incantata da tanto effetto pirotecnico.- Cretina, ma che fai lì impalata – le urlò quella – fa qualcosa !-e così dicendo corse al bagno. Annarita le andò dietro ma una risata e una allegria segreta le montavano dentro.- Guarda, vedi che disastro!- disse Graziella aggrappandosi allo specchio. Aveva buttato acqua sul viso e sui capelli come un anatra e ora era là, con il volto madido, una maschera scolorita con dei riccioletti sulla fronte corti e bruciacchiati che la rendevano drammatica come la Piaf dopo un concerto, ma questo Annarita non poteva saperlo e la vide solo come una brutta gallina spennata scoppiando a ridere che non riusciva a fermarsi.
Graziella la guardò dallo specchio e capì oscuramente tutto. Si voltò allora di colpo e dandole uno spintone uscì dal bagno gridando –Stronza brutta zitella stronza!- e si allontanò sui trampoli di sughero schizzando goccioline al mascara. Ma Annarita non si scompose, anzi continuò a ridere felice e la risata era chiara e argentina che poi in fondo era la migliore parte di sé.
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