Apologia di Socrate, Lo Verso in scena con il processo a un uomo innocente

ORSOGNA. Su il sipario del teatro Camillo De Nardis di Orsogna: questa sera alle 21 si apre sulla stagione di prosa 2023/24 con Enrico Lo Verso e altri otto attori in scena con “Apologia di Socrate...
ORSOGNA. Su il sipario del teatro Camillo De Nardis di Orsogna: questa sera alle 21 si apre sulla stagione di prosa 2023/24 con Enrico Lo Verso e altri otto attori in scena con “Apologia di Socrate – dialogo sulla giustizia” prodotto da ErgoSum, scritto e diretto da Alessandra Pizzi. Alle 19.30 il pubblico potrà incontrare il cast nel foyer. Fra tutte le opere di Platone “L’Apologia” è certo la più ricca d’informazioni riguardanti il pensiero di Socrate. L’opera appare come un’incondizionata difesa di Platone della figura e dell’insegnamento dell’amato maestro davanti alle accuse che lo avevano portato al processo, la cui causa va rintracciata nell’errata interpretazione del suo pensiero. Nel 399 a. C. Socrate viene condannato a morte. Durante il processo non mette in discussione le leggi, ma solo l’errore giudiziario di cui è vittima. La sua sorte, però, non lo autorizza a tradire i patti con la sua coscienza. Avrebbe potuto scegliere di non continuare a esporre in pubblico le sue dissertazioni o di fuggire, ma se lo avesse fatto non avrebbe onorato la sua parola. Un errore giudiziario, quindi, con un processo finito con la condanna a morte, che ricorda quelli ai cui tanto la storia e la cronaca ci hanno abituati, e che rievoca, anticipandolo, il più grande errore contro un innocente commesso dall’umanità, che trova la sua forma più espressiva nell’icona della crocifissione. La riduzione drammaturgica rispetta l’originalità del testo platonico per raccontare una vicenda umana, che è quella di molti: di chi ogni giorno è soggetto al giudizio e allo scherno della folla, perché “diverso”, e di chi, sotto il peso di un’accusa infamante errata, ha perso la vita. La giuria popolare che condannò Socrate aveva 500 cittadini e sappiamo che fu sempre la folla a scegliere di liberare Barabba. Quella che oggi, a distanza di oltre 2000 anni da quegli errori, quando non può capire, preferisce condannare.