Arriva Luca Ravenna: a Pescara con Red sox ci lagneremo ridendo

Il comico scoperto a “Lol” sarà domani al teatro Massimo «Nello show racconto di viaggi, romanticismo e politica»
PESCARA. «Ho pensato di iniziare a scrivere il nuovo spettacolo negli Stati Uniti perché mi piaceva l’idea. Come si legge dei musicisti: “Sono andato a scrivere in Cornovaglia...”. Io, invece, sono andato a scrivere negli Stati Uniti, dove ho proposto anche qualche mio pezzo». Si è cimentato con i palchi dei comedy club a stelle e strisce Luca Ravenna, tra i più noti e apprezzati rappresentanti italiani della stand-up comedy, quella forma di spettacolo in cui un comico si esibisce “in piedi” davanti a un pubblico e rivolgendosi direttamente ad esso. Classe 1987, milanese di nascita romano di adozione, è in tournée con il nuovo show “Red sox - Uno spettacolo comico di Luca Ravenna”, concepito dunque in America. Lo stand-up comedian con numeri da record farà tappa a Pescara domani, alle 21, al Teatro Massimo (organizzazione Best Eventi). «Quella negli Usa stata un’esperienza molto divertente» racconta Ravenna al Centro. «Il nuovo spettacolo parla di questo, ma anche di ciò che ho vissuto al di là degli Stati Uniti».
Può darci qualche anticipazione?
Provo a fare un pezzo, quello che sembra essere il più facile del mondo, sulla politica in Italia, dimostrando più che altro a me stesso che è molto difficile parlarne, perché la realtà, per quel che riguarda la politica, batte sempre l’immaginazione. Parlo, poi, del mio viaggio negli Stati Uniti, di come quando viaggiamo cerchiamo sempre l’esperienza surreale e, di fatto, non la troviamo mai. E del fatto che, alla mia età, la tematica del romanticismo praticamente non esiste, perché il tempo che si vive normalmente è troppo aggressivo.
Com’è nata la sua passione per la stand-up comedy?
Seguendo i comici americani, inglesi e i grandi monologhisti italiani. Appena ne ho avuto l’occasione, ormai 10 anni fa, sono salito sul palco e ho partecipato a un Open Mic. Sono andato a vedere se, oltre alla passione, avevo anche voglia di farlo davvero. Per ora è andata e sta andando molto bene.
Cosa rappresenta per lei la comicità e quali sono i suoi riferimenti?
Un modo di passare il tempo cercando una maniera per eliminare le parti di cui lamentarsi. Nessuno si lamenta ridendo, quindi è sicuramente un po’ un sollievo. Tra i miei idoli ci sono Aldo, Giovanni e Giacomo, Louis CK, Dave Chapelle.
Lei è stato concorrente alla prima edizione del game show “Lol - Chi ride è fuori”. Ripeterebbe l’esperienza?
La rifarei esattamente come l’ho fatta, cioè “sparendo”. Un sacco di gente mi ha scoperto grazie a Lol. Considerando che non ho letteralmente fatto nulla, mi sono detto: “Chissà se avessi fatto qualcosa!”. Ma era un contesto in cui avevo più da imparare che da fare, penso di essere stato coerente con me stesso.
È disponibile in esclusiva, nello store di Sony Music Italy, il comedy album del suo spettacolo “568”, in formato vinile, autografato...
Nella tradizione americana, prima del digitale l’obiettivo era quello di registrare un album che poi le persone ascoltavano a casa. Sentire la gente che ride, sentire le battute senza vedere il comico ha un impatto molto forte, molto immersivo. Siccome non ho niente di tangibile da lasciare al pubblico, che non sia la serata o il biglietto, mi sembrava un bell’oggetto da collezione; ovviamente per una nicchia molto appassionata.