Arte e teatro d’avanguardia Sciannella e Ro’ Rocchi: l’incrocio di due esperienze

6 Giugno 2024

A Teramo l’incontro tra due geniali figli del territorio scomparsi con opere del ceramista castellano per le performance del mimo

TERAMO. Si avvia alla conclusione la bella mostra “Giancarlo Sciannella, opere dal 1962 al 1992, e l’esperienza delle arti visive in teatro con Romano Rocchi”, promossa a Teramo nella sala espositiva comunale dall’associazione culturale Teramo Nostra e curata da Giulia D’Ignazio e Simone Battiato. Alle 17.30 di sabato 8 giugno il finissage dell’esposizione che ha riportato a Teramo, facendoli incontrare nuovamente, due figli del territorio, entrambi scomparsi, geniali artisti che sono stati con le loro opere e performance protagonisti rilevanti della fertile stagione creativa dell’avanguardia artistica e della post-avanguardia teatrale nazionale, spesso incrociando le loro strade ed esperienze.
L’artista castellano Giancarlo Sciannella (1943-2016) e il mimo e performer teramano Romano Ro’ Rocchi (1942-2018) si conobbero negli anni Sessanta nell’Istituto d’arte di Castelli, all’epoca diretto dall’artista e didatta Serafino Mattucci, dove entrambi studiavano: di Mattucci assorbirono la lezione avanguardista e transdisciplinare, che seppero sposare alla tradizione della maiolica castellana. I due parteciparono insieme a una collettiva nel 1964 nella galleria San Giorgio a Teramo. Tre anni dopo nello stesso spazio furono esposti altri lavori dei due artisti. Ora, con questa mostra, la loro arte è tornata a casa, a Teramo. L’allestimento espositivo curato da Battiato e D’Ignazio si articola in tre sale e nel portico dello spazio di via Palma.
Nella sala 1 esposte le opere realizzate negli anni di frequenza dell’Istituto d’arte: “Vaso con torri, civetta, sole e luna” di Sciannella e “Ciotola con decorazioni astratte”di Rocchi. Le opere di Sciannella presenti in questa sala evidenziano a partire dal 1962 la sua ricerca intorno alle poetiche dell’Informale, del segno, del gesto, della materia. Due creazioni degli anni Settanta, “Chi ci darà l’acqua per la morte?” e “Impressioni”, di matrice ancora informale, si affiancano ai lavori degli anni Ottanta, in cui «l’archetipo, il mito e il viaggio diventano i tòpoi della poetica sciannelliana». Nel portico sono documentati alcuni eventi che negli anni Sessanta e Settanta segnarono a Roma la stagione della post-avanguardia e della sperimentazione teatrale in luoghi non canonici, spazi underground passati alla storia come “cantine romane”.
Esposte quattro locandine delle principali rassegne delle Arti Visive in Teatro dirette da Romano Rocchi con la compagnia La Giostra dal 1984 al 1989: “Suicidio Rosa”, “Incontro con Paul Klee”, “Mimus”, “Mimus Centunculus”. Le performance del mimo Ro’ Rocchi furono realizzate intergendo con le opere di più artisti, tra i quali Sciannella. La sua opera “Dardo” del 1988 richiama le scenografie da lui create per lo spettacolo newyorchese “Mimus” di Rocchi, e un manichino con un mantello variopinto utilizzato da questi in scena è una delle testimonianze di quella straordinaria stagione creativa. Nella sala 2 in mostra le potenti opere del ciclo “Meteoriti” di Sciannella, con cui Rocchi interagì nel transmediale “Suicidio Rosa”. La contaminazione costante tra teatro e arti figurative, una delle evidenze della cultura post moderna di fine anni Settanta – inizi anni Ottanta, è riassunta nelle fotografie delle quattro rassegne delle Arti Visive in Teatro ideate da Rocchi. La fase “fredda” della scultura sciannelliana, in cui dopo la terra, il legno, il fuoco della fasa “calda”, compare il ferro, «come lastra pittorica monocroma o sottile architettura tridimensionale», è raccontata nella sala 3 nelle opere “Architettonico I e II”, “A ferro e fuoco”, “Edicola”. Orario 10-13 e 15-20, ingresso libero.