Arteparco inaugura il suo festival: «Non perderemo la nostra anima»

Vitale lancia la nuova stagione di eventi tra libri, musica e teatro con Kessisoglu, Pierantozzi e Forte. E nel bosco compare un’opera di Isola: un coleottero gigante, in bronzo, agganciato a un faggio
PESCASSEROLI. Per vedere le opere c’è bisogno di camminare. Il sentiero entra nel bosco della Difesa e sale tra i faggi, lasciando apparire le installazioni una alla volta. Alcune si riconoscono subito, altre restano nascoste fino a quando non ci si arriva quasi davanti. Arteparco comincia da qui, dal percorso che dal 2018 porta l’arte contemporanea nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Anche a Pescasseroli il caldo si fa sentire in questi giorni, con temperature registrate intorno ai trenta gradi, insolite per una località di montagna abituata a offrire riparo nelle giornate estive. Sotto gli alberi, però, il passo trova un ritmo diverso. Le soste davanti alle opere diventano anche occasioni per riprendere fiato, bere qualcosa e aspettare chi procedeva più lentamente.
Nessuna corsa verso l’arrivo: il percorso richiede attenzione e concede tempo, mentre il sole filtra tra le chiome e accompagna il gruppo senza rendere la camminata proibitiva. La nona edizione è stata inaugurata ieri con la visita lungo il sentiero. Negli anni le opere si sono aggiunte senza trasformare il bosco in una galleria all’aperto costruita a tavolino. Restano esposte alla pioggia, al freddo e al passaggio delle stagioni. Il paesaggio le modifica e, in alcuni casi, finisce quasi per assorbirle. L’ultima arrivata è Santa Rosalia di Hilario Isola, una scultura alta circa tre metri dedicata alla Rosalia alpina, il raro coleottero che vive nelle faggete vetuste del Parco. L’opera è stata realizzata a mano in rame piegato, saldato e bulinato. Il metallo cambierà colore con il tempo, sviluppando ossidazioni verdi e nere che richiamano quelle dell’insetto.
«Credo sia importante preservare la natura e riconoscere che essa non debba essere pensata esclusivamente in funzione dell’essere umano», ha spiegato Isola. «Con Santa Rosalia ho voluto spostare lo sguardo su un insetto spesso invisibile ma vitale, reinterpretandolo in una dimensione che sappia rendere l’elemento naturale il vero protagonista». L’artista aveva presentato in anteprima l’installazione a palazzo Ardinghelli, sede aquilana del Maxxi. La scultura porta a nove le opere presenti lungo il percorso. Prima di Isola hanno lavorato nel bosco Marcantonio, Matteo Fato, Alessandro Pavone, Sissi, Valerio Berruti, Accademia di Aracne, Megx e Velasco Vitali.
A disposizione dei visitatori resta anche l’audioguida con le voci di Victoria Cabello e Paride Vitale. Alla presentazione hanno partecipato l’ideatore del progetto Paride Vitale, Hilario Isola, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il presidente del Parco Giovanni Cannata, Piercesare Stagni dell’Abruzzo Film Commision e il sindaco di Pescasseroli Giuseppe Sipari. «Vedere Arteparco crescere anno dopo anno è una grande emozione», ha detto Vitale. «È nato come un progetto del cuore, profondamente legato alla mia terra, e oggi diventa un festival senza perdere la sua anima». Il passaggio al festival è la novità dell’edizione 2026. Alla fine della visita nel bosco, la giornata inaugurale è proseguita ai Colli Bassi con il live acustico dei Santi Francesi.
Dal 29 luglio il programma si sposterà a Prato della Corte, dove gli appuntamenti continueranno fino al 14 agosto. Gli appuntamenti saranno gratuiti fino a esaurimento posti. Tra gli ospiti figurano Paolo Kessisoglu, Ivan Cotroneo, Alcide Pierantozzi, Pappi Corsicato e Paride Vitale. In programma anche il concerto dei Solisti Aquilani con Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi e l’incontro con Giovanni Caccamo, che porterà a Pescasseroli Manifesto del cambiamento. Per il teatro arriveranno Vito Vicino con uno spettacolo ispirato a Ennio Flaiano e Iaia Forte con L’isola di Arturo, dal romanzo di Elsa Morante. Arteparco amplia così il calendario, ma mantiene il sentiero come punto di partenza. È lì che il progetto conserva la sua misura: nelle soste, nelle deviazioni dello sguardo e nel tempo necessario per raggiungere ogni opera. Nel bosco non si entra soltanto per arrivare alla meta. Il percorso fa già parte del racconto.
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