Astronauti misteri del tempo e Schiaccianoci

1 Novembre 2018

Ryan Gosling da La La Land alla Luna  Cate Blanchett in una casa piena di segreti

Con un anno di anticipo sul 50esimo anniversario della prima camminata sulla luna è arrivato ieri in sala “First Man - Il primo uomo”, film che ricompone la coppia Damien Chazelle e Ryan Gosling, regista e attore di “La La Land”, sei Oscar. Il canadese Gosling, stessa espressione mesta del replicante K di “Blade Runner 2049”, è Neil Armstrong, primo astronauta a poggiare il piede sul satellite il 20 luglio 1969 (in Italia era già il 21), sceso dal Lem dell’Apollo 11. Una lunga notte estiva che tutti ricordano, scandita dalle telecronache Rai del mitologico Ruggero Orlando da Houston e Tito Stagno da Roma.
“First Man”, basato sull’omonima biografia di James R. Hansen, ripercorre la vita di Armstrong dal 1961, quando l’ingegnere aereonautico e aviatore, dopo la morte della figlia, entrò nella Nasa e nel programma spaziale Gemini, preludio alle spedizioni Apollo e all’allunaggio. Il film esplora l’addestramento e i sacrifici di Armstrong, che vive l’impresa anche per elaborare il lutto, e i costi della conquista della luna per l’intera nazione. Claire Foy è la moglie Janet, Lukas Haas e Corey Stoll i compagni di viaggio, rispettivamente Michael Collins (in orbita sul modulo di comando Columbia) e Edwin Aldrin, anche lui sceso sul suolo lunare.
Claire Foy è protagonista di un altro lungometraggio uscito ieri, “Millennium - Quello che non uccide”, terza versione, diretta da Fede Alvarez, e terza attrice (dopo Noomi Rapace e Rooney Mara) per la saga nordica dell’hacker post-punk e vendicatrice Lisbeth Salander, questa volta non dai romanzi del defunto Stieg Larsson bensì dalle pagine di David Lagercrantz. Tra spie, criminali informatici e funzionari governativi corrotti, Lisbeth incrocerà nuovamente la strada di Mikael Blomkvist (Sverrir Gudnasono), giornalista d'inchiesta della rivista Millennium. Per gli amanti del fantasy due titoli. Ne “Il mistero della casa del tempo” Eli Roth, regista di horror, dirige Jack Black e Cate Blanchett in un racconto magico tratto dal libro “La pendola stregata” di John Ballairs, primo di una dozzina di volumi con protagonista il ragazzino Lewis Barnavelt. Rimasto orfano, Lewis (Owen Vaccaro) si trasferisce nella vecchia e scricchiolante casa dello strano zio materno Jonathan (Black). La casa è piena di segreti, così come misteriosi appaiono al bambino lo zio e la sua migliore amica Mrs Zimmerman (Blanchett). I due sono infatti potenti maghi e lo coinvolgeranno in una missione pericolosa che ha a che fare col ticchettio di un orologio nascosto nella casa e col primo proprietario della dimora, lo stregone Isaac Izard (Kyle MacLachlan), dedito alla magia nera e ideatore di un piano per distruggere il mondo.
La fastosa fiaba Disney “Lo schiaccianoci e i quattro regni”, regia di Lasse Hallström e Joe Johnston, adatta il racconto di Hoffmann “Schiaccianoci e il re dei topi” e il balletto di Ciaikovski. La 14enne Clara (Mackenzie Foy) desidera ardentemente una chiave speciale, l’unica in grado di aprire la scatola lasciatale dalla madre defunta. Un filo d'oro, ricevuto durante la festa natalizia dal padrino Drosselmeyer, la condurrà alla chiave e a un magico mondo parallelo. Cast sontuoso: Morgan Freeman (Drosselmeyer), Keira Knightley (Fata Confetto), Helen Mirren (Madre Ginger) e le stelle del balletto Misty Copeland e Sergei Polunin.
Premiato al Sundance Festival e candidato a film del cuore degli adolescenti, ecco “La diseducazione di Cameron Post” dell’iraniana newyorchese Desirée Akhavan dal romanzo di Emily M. Danforth.
Ambientato nel 1993, il film segue le tribolazioni della 17enne del titolo (Chloë Grace Moretz), spedita nel centro religioso God’s Promise per una terapia di conversione che dovrebbe “curare” la sua omosessualità. Insofferente alla disciplina e ai dubbi metodi del centro, Cameron fa amicizia con altri ragazzi, creando una piccola comunità di resistenti.
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