Battista: «Non mi fido di chi si sente migliore del pubblico»

12 Aprile 2023

Il comico sul palco di Pescara con lo spettacolo “Ai miei tempi non era così...” «Sono uno senza regole e mi piace confessarmi, ho sbagliato tante volte»  

PESCARA. «Sono stato tante volte in Abruzzo a fare spettacoli, a Pescara al teatro D’Annunzio d’estate. Vengo sempre molto volentieri». E su un palco pescarese Maurizio Battista sarà di nuovo venerdì 14 aprile, al teatro Massimo (ore 21), col nuovo spettacolo “Ai miei tempi non era così...”, scritto insieme a Fabrizio Gaetani, Gianluca Giugliarelli e Gianni Quinto, accompagnato dalla musica dei Los Locos, dalle canzoni di Renato Zero interpretate da Daniele Si Nasce e da quattro ballerine. Organizzano Alhena Entertainment e Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci. «Nello spettacolo racconto delle cose, qualcuna fa riflettere, molte fanno ridere, ma l’interazione col pubblico è la parte più importante di queste serate», racconta al Centro il vulcanico e popolare attore-autore comico di cinema, teatro e tv, regista teatrale, conduttore-intrattenitore televisivo, cabarettista.
Battista, com’era ai suoi tempi?
Era meglio per un motivo, c’avevo trent’anni di meno. E i capelli. Ai miei tempi era tutto in bianco e nero ma c’erano un sacco di colori. Nello spettacolo faccio un parallelo tra ieri e oggi, mischiando i decenni. C’è un bel medley musicale del trentennio ’70-’80-’90. Anche grazie alla musica viaggiamo sulle emozioni, non solo sulle parole. Il pubblico partecipa, si diverte, prova emozioni e nostalgia. Purtroppo me sto a invecchia’ e sensazioni come la nostalgia so’ importanti. Alla fine lo spettacolo dura sempre due ore, due ore e mezza, le reazioni degli spettatori sono parte integrante, il pubblico vive questa nostalgia, inquietudine, malessere. Ma c’è anche l’attualità.
Ha debuttato a Roma. Come ha risposto il pubblico della sua città?
Nei primi 24 giorni 33mila e 500 paganti. Questa narrazione umana, genuina, senza quarta parete, funziona. Alla fìne regalo a tutti il mio libro “A cena con il prete (Le confessioni di un uomo solo)”, finora abbiamo dato 18mila copie. Mi fa piacere che la gente prenda un pezzo della mia vita. Sono uno senza regole e mi piace raccontare le mie confessioni alle persone. Confessioni di uno che c’ha 65 anni, non 36, che ha sbagliato tante volte. E speriamo di aver smesso, auguriamocelo.
Come si definirebbe, cabarettista, autore, artista?
Non sono un artista. L’artista po’ esse pure falso, le parole possono essere false. Invece le persone vengono a teatro ad ascoltare una persona, le sue emozioni. Un’emozione grande è stata l’ultima figlia avuta a 58 anni, mi ha cambiato la vita. La mia signorina Anna si chiama come mia madre, e l’altra mia figlia è nata il 26 luglio (festa dei santi Gioacchino e Anna, ndc). Pure te te chiami Anna. Viva le Anne!
E gli altri due figli?
Gli altri due figli so’ anziani, c’hanno 40 anni. Oggi sembra che a quell’età, 40-50, so’ tutti giovani. Se chiami una donna adulta signora ti fa: “Eeeh, signora mo!”. Ma nun so’ signore? Tutte pischelle se sentono.
È stato lanciato in tv da Pippo Baudo a inizio anni '90.
Mi ha lanciato Maurizio Battista, nessun altro. Sono nato così, lavorando, conquistando il pubblico sera per sera. Puoi fare qualsiasi programma in tv, ma se poi non funzioni a teatro non funzioni. Ci vuole talento, ma soprattutto umiltà e rispetto del pubblico.
Il suo primo spettacolo s’intitolava “Vatte a fida’ “. Di chi non si fida?
Nel mio mestiere non mi fido delle persone che si sentono migliori del pubblico. Un atteggiamento non generoso. Ecco, di quelli non ci si può fidare. Senza il pubblico non si è nessuno. A fine spettacolo faccio sempre un’ora di foto con gli spettatori e col libro. Nella vita quotidiana non mi fido di chi c’ha certezze. Io ormai c’ho la mia età e non chiedo consiglio a nessuno. Parlo solo con chi ha sofferto, ha avuto esperienza del dolore.
Nel 2008 ha portato in scena “Faccio tutto dalla A alla L”. Poi è andato dalla M alla Z?
L’ho saltato quell’altro pezzo (ride).
Cosa pensa dei giovani comici?
Un comico di razza non può essere giovane, nun c’ha l’esperienza, la sofferenza. So’ presuntuosi, se sentono bravi, so’ convinti, invece so’ volgari, dicono parolacce. Giusto in un localetto da 30 posti puoi dire quelle quattro cazzate e blasfemie. Nun c’hanno futuro. Ci vuole il rispetto delle persone. C’è un limite invalicabile, la buona educazione.