Beppe Fiorello in sala con Chi m’ha visto: Martino mi somiglia

11 Ottobre 2017

È al cinema in questi giorni con una commedia che per lui rappresenta un ritorno ai villaggi turistici, alla tradizione di famiglia, al cabaret e al grottesco. Beppe Fiorello racconta al Centro la...

È al cinema in questi giorni con una commedia che per lui rappresenta un ritorno ai villaggi turistici, alla tradizione di famiglia, al cabaret e al grottesco. Beppe Fiorello racconta al Centro la sua nuova avventura, e lo fa col piglio serio e preciso che lo contraddistingue. Dopo anni passati ad interpretare personaggi impegnati in tv, arriva per l’attore la sfida sul grande schermo con “Chi m’ha visto?”, la storia di un chitarrista stanco di non essere noto al grande pubblico.
Nel film, Beppe Fiorello interpreta il protagonista Martino Piccione, un musicista che collabora con i più grandi divi della musica leggera italiana, ma nessuno lo conosce davvero. Anzi nel suo paesino in Puglia, dove ha un grande amico scombinato e stravagante, Peppino (Pierfrancesco Favino), è solo uno “sfigato”, uno senza né arte né parte. È questa l’idea di base del film di Alessandro Pondi, commedia molto musicale, piena zeppa di camei: da Fiorello senior a Morandi, da Elisa a Bennato fino a Sangiorgi.
Fiorello, cosa scatta nella testa del protagonista del film?
«Con l’aiuto di Peppino, decide di mettere in atto un piano, quello di sparire. E questo per attirare l’attenzione su di sé della tv e dei suoi programmi, da Chi l’ha visto ai notiziari, per diventare davvero qualcuno, almeno come assente, desaparecido».
Il film, parzialmente prodotto e sceneggiato da lei, nasce dalla storia vera di un musicista.
«Il soggetto è ispirato al chitarrista tarantino Martino De Cesare che, al rientro da una delle sue tournée, trova a casa sua madre che piange di fronte a un programma televisivo sulle persone scomparse. È a quel punto che il vero Martino, seppure per un attimo, pensa a quanto sarebbe più facile scomparire per essere notati. Un’immagine tragicomica, un racconto che mi colpì e che annotai su un foglio».
Una storia che parla di un’esigenza condivisa da molti nell’epoca dei social, quella di esserci e di essere notati.
«Sì, anche se la storia è raccontata con leggerezza, tratta una tematica vecchia come il mondo ma che fa parte di noi. Tutti, o quasi tutti, vogliamo far vedere il nostro talento, se ce l’abbiamo, o comunque farci notare anche senza alcuna dote particolare. Nell’epoca dei social in cui tutti facciamo qualcosa per apparire, per esistere, Martino ha un’idea e la mette in pratica».
Lei ha interpretato tanti personaggi, a quale è più legato?
«Martino lo sento vicino a me perché sto promuovendo il film e ho un legame con lui in questi giorni. I personaggi sono come fratelli, come figli, poi crescono, aprono la porta di casa e se ne vanno. M’intenerisce Martino col suo carattere schivo».
Le assomiglia?
«Sì, nella timidezza, in questa sua rabbia. La stessa che sento anch’io quando qualcuno non vuole accogliere una mia idea, o quando vengo discriminato e visto solo come un attore televisivo e non cinematografico. Come lui, per far valere le mie idee sarei disposto a scomparire, perché io credo molto in me stesso, tanto da scontrarmi spesso e farmi dei nemici».
Ma lei ha avuto l’onore di interpretare anche il giudice Paolo Borsellino nel film “Era d’estate”, cosa le è rimasto?
«Ho imparato tantissimo dalla storia di Borsellino, ho capito meglio la Sicilia e l’Italia, un paese che non meriterebbe figure del genere. Uomini come Borsellino e Falcone hanno lasciato tracce indelebili dal punto di vista dell’etica e della morale, che vanno via via scomparendo. Questi uomini hanno tentato di fare di questo paese un posto migliore. Confido nella nuova generazione, i giovani italiani hanno un modo di vedere il futuro più pulito che in passato».
In Abruzzo da decenni si porta avanti il premio nazionale Paolo Borsellino, lo sa?
«Mi piacerebbe venire, fare parte di un progetto così bello e importante».