Berardino Villa il giornalista con la cravatta rossa

11 Dicembre 2014

Lo storico Natalia racconta la vita di un cronista coraggioso nella Marsica di inizio Novecento morto nel sisma del 1915

di Domenico Ranieri

Ucciso due volte: dal terremoto del 1915 e dall’ostracismo ideologico di chi lo vide solo come un intellettuale da emarginare. È una storia particolarissima quella del “giornalista con la cravatta rossa”, alias Berardino Villa, un cronista d’altri tempi che mosse i suoi primi passi nella duplice veste di giornalista ed editore, anche se lui ironicamente amava autodefinirsi “tipografo”.

Se oggi abbiamo la possibilità di riscoprire un personaggio della terra marsicana lo dobbiamo a Sergio Natalia, rovetano di Canistro, laureato in Scienze politiche che si occupa di sviluppo locale e marketing territoriale. Ha insegnato nella facoltà di Scienze politiche dell’università di Teramo e ha pubblicato numerosi articoli di storia ed economia locale. Nel 2012 ha dato alle stampe il ponderoso volume “Canistro tra mito e storia”.

È stato anche sindaco di Canistro e oggi è il direttore dell’istituzione “Celebrazioni del centenario del terremoto nella Marsica”.

Il libro si chiama “Il giornalista con la cravatta rossa, Berardino Villa nella Marsica di inizio Novecento” (Carsa edizioni, 19 euro) e racconta attraverso documentazioni, aneddoti, ricostruzioni storiche e immagini la storia dei giornali nella Marsica pre-terremoto.

In prefazione una lettera dello storico aquilano Raffaele Colapietra all’autore descrive il volume con riferimenti storici e politici e la sua è una fotografia eccellente dell’epoca.

«La prima domanda che mi si è posta», sottolinea Natalia nell’introduzione al libro, «è stata: ma perché un personaggio così importante, che ha fondato, giovanissimo, la prima cooperativa operaia in Valle Roveto, promotore di ben 7 giornali e animatore della vita politica marsicana per quasi un decennio, è stato dimenticato da tutti? L'ulteriore particolare che mi ha stupito è che Villa provenisse da uno dei paesi più conservatori della Marsica, Civitella, capitale della "Va..ndea Roveto". Per quanto riguarda il primo aspetto, Villa sicuramente sconta una sorta di ostracismo che ha caratterizzato il partito repubblicano e molti suoi militanti, soprattutto i minori, le cui vicende sono state poco approfondite dagli storici. È indubbio che nel quadro della storia dei partiti e dei movimenti politici dalla crisi di fine secolo al post-fascismo, nonostante il "progetto repubblicano" occupasse un posto di rilievo, non è stato divulgato ed approfondito come le iniziative di altri schieramenti politici».

Berardino Villa viveva di battaglie e di contraddizioni, era «un personaggio di levatura molto più grande, in grado di fondare, a poco più di vent'anni, due giornali, L'Epurazione ed Il Liri, i primi nella Marsica dopo L'Umbrone, di esporre a soli 21 anni, al congresso nazionale del partito repubblicano di Pisa, dinanzi al gotha del partito, tesi eterodosse, capace, a soli 25 anni, di pubblicare a Civitella due riviste di grande spessore culturale e politico, lette e commentate anche nella stampa d'oltreoceano, dove venivano ospitati articoli di personaggi di grande rilevanza politica e culturale finalizzati a coniugare repubblicanesimo e socialismo, tema all'epoca molto dibattuto».

«È Villa», scrive ancora Natalia, «che con il Corriere della Marsica, nato nell'estate del 1908 ad Avezzano, apre la stura nella città ad altre pubblicazioni. Il giornalista rovetano nei suoi numerosi giornali non approfondisce solo i temi cari al movimento popolare: la scuola, il suffragio universale, la lotta all'alcolismo e alle malattie, gli eccidi proletari, l'opposizione ai dazi doganali, l'emigrazione, fenomeno che segna fortemente la vita non solo sociale ma anche politica marsicana, ma affronta tematiche all'epoca modernissime, in primis la questione femminile, dando altresì spazio anche al movimento protestante, al "modernismo cattolico", alle questioni internazionali».

Contraddittorio quando decide di appoggiare il principe Torlonia prima di prenderne le distanze. «La sua attività giornalistica», è sempre Natalia che scrive, «come la sua vita, ha anche numerose ombre alcune cadute, capriole: l'atteggiamento filotorloniano del Corriere della Marsica, la sua ambigua posizione nella vertenza dei bieticoltori, per citare forse quelle più rilevanti».

Di lui non si hanno foto, morì sotto le macerie del terremoto del 13 gennaio 1915. Un ricordo molto efficace di Villa arriva dal giornalista Dino Bavarelli: «.. tipo eccentrico, dalla capigliatura incolta, dalla barba senza radere, dalla cravatta rossa sventolante che urtava i pubblici ministeri». Giovanni Cerri, avvocato e deputato marsicano, dichiarò a Il Liri (giornale edito nel 1901 da Villa) che «era la cravatta rossa che urtava i pm». Niente male per un figlio di borghesia che prediligeva l’irriverenza verso il potere, di qualsiasi colore fosse. Volevano farlo dimenticare, ma grazie a Natalia non ci sono riusciti. La storia è storia e va sempre raccontata, anche quando è scomoda.

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