Bizzarri, le porte scorrevoli di un calciatore

Oggi a Roseto la presentazione del libro sulla rocambolesca carriera del giocatore abruzzese
Se no fosse stato per il Mondiale del 1982, passato alla storia come il Mundial, difficilmente il mondo pallonaro avrebbe avuto notizie di Mino Bizzarri, al secolo Girolamo. Durante una partita dei campionati giovanili, Mino perde le staffe, causa un rigore, solare a suo dire, non concesso. Si scaglia contro il direttore di gara e lo colpisce ripetutamente. La diagnosi è da codice penale: rottura del naso e della mandibola. I giudici federali sentenziano cinque anni di squalifica. Un'eternità. Poteva essere la fine di una carriera ancora iniziata. Ma l'11 luglio dello stesso anno, l'Italia si laurea Campione del mondo e dalla federazione arriva per Mino il regalo più gradito: l'amnistia.
È questo uno dei retroscena raccontati da Fabio Di Giulio in “Porte scorrevoli”, la biografia dedicata al bomber di Roseto che verrà presentata, oggi pomeriggio alle 18, al Palazzo del mare di Roseto.
Su e giù lungo lo Stivale per correre dietro ad un pallone da scaraventare in rete. Mino Bizzarri è l'immagine di un calcio che non c'è più, quello che non viveva di smartphone, playstation e internet, ma di campetti di periferia e radioline ormai vintage. Un tipo di poche parole, uno che non ci pensa due volte. Nel bene e nel male. Tanto in area di rigore quanto nelle corsie di un ospedale, dove dopo uno strano aborto della moglie Gilda, spacca il setto nasale ad uno dei dottori presenti. Reggina, Spal, Cesena e Brescia sono solo alcune delle tappe che lo portano fino alla serie A. Con la maglia delle Rondinelle conosce l'olimpo del calcio in un pomeriggio di fine agosto, nella più suggestiva delle cornici: San Siro. Per uno strano scherzo del destino, l'impatto con il grande calcio avviene contro quella che è sempre stata la sua squadra del cuore, l'Inter. Davanti a 70.000 spettatori, il Brescia di Bizzarri tiene botta all'Inter del fenomeno, Ronaldo, fino a pochi istanti dalla fine quando Recoba regala il 2-1 ai nerazzurri.
Segna 3 reti in quella stagione, caratterizzata per lui da un grave infortunio, di cui una doppietta al Milan, senza peró evitare la retrocessione. Qualche anno dopo a Pistoia viene indagato per una presunta combine in Pistoiese-Atalanta di Coppa Italia. È il momento più duro per la sua carriera, quello in cui i pochi amici veri restano e gli occasionali, arrivisti vanno via. Viene prosciolto dopo un lungo e snervante processo e riparte dal Brescello, serie C2.
L'ultima tappa prima di tornare a casa si chiama Reggio Emilia. Quindi, Roseto, la sua Roseto, quella che ancora oggi è capace di farlo emozionare. Gioca un anno con la squadra della città natale per poi passare al Morro D' Oro in serie D. Gli ultimi sussulti della carriera li regala ai campionati minori, Eccellenza e Promozione. A 40anni, un fisico ormai logoro non tarda a presentare il conto ed è costretto a tornare sotto i ferri. Anche per Mino, al secolo Girolamo, è arrivato il momento di appendere le scarpette al chiodo.
Adriano De Stephanis
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