Blackbird, il dramma della pedofilia in un film

Il regista lancianese Paolo Sideri presenta il suo nuovo lungometraggio «La maggior parte delle rassegne alle quali è stato proposto lo ha rifiutato»
di Andrea Rapino
Potrà piacere o non piacere, ma di certo "Blackbird", ultimo lavoro del 19enne regista lancianese Paolo Sideri, si annuncia come un film che non lascerà indifferenti. Sideri ha alle spalle già due lungometraggi, e torna in sala con un lavoro che affronta un tema pesante e difficile come quello della pedofilia. La pellicola, in fatto di finanziamenti e distribuzione, non ha finora avuto facile: viene comunque proiettata oggi e domani, alle 21, nella multisala CiakCity di Lanciano. Sullo schermo ci sono Giulia Carrara e Giuseppe Didone, attori presenti anche ne «Il Diario», e c'è la partecipazione di Maurizio Di Marco come voce narrante.
Sideri, che tipo di film deve aspettarsi il pubblico?
Una pellicola ricca di tantissimi colpi di scena, nella quale presente e passato si alternano in una narrazione a intreccio. Sostanzialmente si tratta di un thriller, con momenti di tensione molto sostenuta. Spero che gli spettatori possano capirlo, perché è un'opera abbastanza forte, sicuramente struggente e fuori dal comune, che vuole trasmettere messaggi e sensazioni attraverso un utilizzo mirato delle parole e del linguaggio.
Chi sono i protagonisti?
Due personaggi ambigui, un uomo e una donna, che dopo molto tempo una sera si incontrano nello sgabuzzino dell'ufficio dove lui lavora e lei l'ha cercato. All'inizio della vicenda si ha l'impressione di trovarsi di fronte all'incontro di una coppia che si è amata e lasciata, conservando del rancore e delle incomprensioni. Poi però si scopre che la relazione tra i due è avvenuta quindici anni prima, quando la ragazza era adolescente e l'uomo poco più che quarantenne, ed è stata una una storia oscura durata tre mesi, finita con l'arresto di lui e la pubblica umiliazione di lei.
Da dove è arrivato lo spunto per questo lavoro?
Il film è tratto dall'opera teatrale, pure intitolata "Blackbird", del drammaturgo scozzese David Harrower, a sua volta liberamente ispirata a un fatto di cronaca realmente accaduto negli anni '90 negli Stati Uniti: un ex marine fu incriminato per abuso sessuale su una ragazzina di undicenne, della quale l'autore scozzese immagina un possibile epilogo con il ritorno di lei a distanza di anni.
Il tema sicuramente non è facile.
Sì: il film affronta un argomento impalpabile e doloroso come l'abuso minorile senza cercare vittime e carnefici, ma indagando le ragioni dell'uno e dell'altro, lontano da un giudizio o un'assoluzione morale; invita a porci diverse domande su una tematica importantissima che appartiene antropologicamente al concetto di umanità, al quale non esistono risposte.
È stato facile trovare fondi per produrre Blackbird?
Tutt'altro! Abbiamo fatto diverse richieste per avere finanziamenti pubblici in Italia, ma non sono state accettate. Non abbiamo neanche ricevuto alcun patrocinio a causa del modo in cui viene trattata la tematica. Alla fine ci ha risposto una piccola casa di produzione croata, che ha creduto nel progetto e lo ha sostenuto economicamente, ed è per questo che la pellicola è stata in parte girata in Croazia, oltre che in Abruzzo.
In particolare dove sono state fatte le riprese?
Nella nostra regione sono state girate alcune scene a Vasto, mentre il resto del lavoro è stato realizzato a Zagabria. Le riprese sono durate un paio di settimane.
Finora ha ricevuto apprezzamenti dalla critica, ma Blackbird non sembra destinato ad avere vita facile nelle sale.
Per ora viene proiettato al CiakCity grazie alla disponibilità di Francesco Di Nardo, responsabile del cinema, e spero di riuscire a farlo vedere anche a Vasto e in qualche festival in Italia. Sta comunque già girando in altri Paesi, e soprattutto in alcune rassegne in Croazia. Ma la maggior parte delle manifestazioni alle quali è stato proposto per ora ha rifiutato il lavoro.
Con quale motivazione?
In generale è stato detto che il film non prende posizione, e che un'opera su questo argomento deve per forza condannare esplicitamente. Io invece lascio tutto in sospeso, perché penso che debba essere il pubblico a giudicare, come del resto è quello che anche Harrower voleva.
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