“Boez”, in viaggio di rinascita 6 giovani a fine pena

28 Agosto 2019

Alessandro, Francesco, Omar, Matteo, Maria e Kekko: sono i sei giovani a fine pena detentiva, con un passato di reati e criminalità, che conosciamo lungo i 50 giorni di un viaggio/”pellegrinaggio” a...

Alessandro, Francesco, Omar, Matteo, Maria e Kekko: sono i sei giovani a fine pena detentiva, con un passato di reati e criminalità, che conosciamo lungo i 50 giorni di un viaggio/”pellegrinaggio” a piedi lungo la Via Francigena, da Roma a Santa Maria di Leuca in Puglia, realizzato tra agosto e settembre 2018, in Boez - Andiamo via, la docuserie in 10 puntate di mezz'ora ognuna, in onda su Rai3 dal 2 al 13 settembre in access prime time (alle 20.20). Un progetto di espiazione esterna della pena, specchio di un racconto di vita, prodotto da Rai Fiction e Stemal Entertainment con la collaborazione del Ministero della Giustizia - Dipartimento per la giustizia Minorile e di comunità. «Questa è una di quelle esperienze che danno un senso profondo al nostro lavoro», spiega Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction. «Raccontiamo storie e vi cerchiamo sempre un raccordo che dica della loro contemporaneità, dei problemi di ogni giorno, delle incertezze e insieme delle speranze che accompagnano la vita di tutti». I sei protagonisti (in un arco d’età fra i 20 e i 40 anni), sono stati scelti fra 30 giovani segnalati dai servizi sociali in tutta Italia, che si stavano già impegnando a cambiare vita.
A dargli sostegno tra giornate in marcia, soste programmate, ospitalità inattesa e imprevisti, ci sono l'educatrice di comunità Ilaria D’Appollonio e la guida escursionista Marco Saverio Loperfido. «Una bella sfida», dice Roberta Cortella, coautrice con Paola Pannicelli e coregista con Marco Leopardi. «Non c’era la pretesa di cambiare repentinamente la vita dei partecipanti in 50 giorni di cammino ma forse un semino di cambiamento l’abbiamo piantato».
Lo confermano in conferenza stampa le espressioni serene e le riflessioni dei protagonisti, come Alessandro, anni vissuti in strutture per minori e carceri: «Il viaggio è stato un'esperienza fantastica», dice. «Fino ad alcuni anni fa l'unico obiettivo di molti di noi era delinquere. Grazie a questo progetto abbiamo superato i muri che ci portavamo dalla strada e siamo diventati come una famiglia. Io ho capito che il mondo non è solo odio rabbia, paura, rancore, ma c’è di più che vale la pena conoscere».
Matteo aggiunge che «50 giorni insieme, mi hanno portato a lasciarmi andare, creando dei veri legami». Unica donna fra i 6 è Maria, che a 14 anni era stata “sposata” dalla famiglia e poi costretta a rubare: «È vero che questa bella esperienza non ci ha cambiato la vita dall’oggi al domani la ma ci ha dato una spinta ad andare sempre più avanti su un percorso diverso». Francesco: «Io oggi mi alzo per andare al lavoro, organizzo la mia giornata. Devo a quest’esperienza anche l'aver capito un po’ di più il mondo dei liberi». Kekko conferma di aver realizzato il desiderio espresso durante Boez, di aggiungere sul suo corpo, già ricco di tatuaggi, la Statua della libertà, «perché oggi sono libero. Ho fatto con i ragazzi un percorso che mi ha arricchito, rivelando di me cose che persino i miei genitori non sanno».
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